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La mostra

“In queste coppe c’è la nostra storia più bella”

In tantissimi in municipio per ammirare i cimeli del calcio italiano e le Coppe del mondo. “Insegno ai miei figli il coraggio dei ragazzi dell’82, quando ancora si credeva nell’Italia”.

04/11/2018 - 17:55

L’Unità nazionale passa anche da qui, da queste maglie, da queste coppe. Poche cose sanno unire gli italiani come fa la Nazionale. Venire qui il quattro novembre ha un significato particolare”.

Stefano è di Campodarsego, ma è venuto a trovare i parenti a Rovigo: con il cognato Manuel ha colto al volo l’occasione per andare a vedere la mostra sui 120 anni del calcio italiano, fino a mercoledì visitabile a palazzo Nodari. Con loro, anche Giulia, figlia di Manuel, Gloria e Mia, bambine di Stefano. “Vedere dal vivo queste coppe è un’emozione”, dice proprio Manuel.

Ma sono stati davvero tanti i visitatori della mostra: 1.500 tra sabato e domenica. Un afflusso costante di persone per tutta la giornata, come conferma Luca Pastorello, delegato provinciale della Figc.

Gianni e Francesco Guarnato sono padre e figlio, vengono da Crespino. “Un’emozione forte - dice Gianni - il mio mondiale è quello del 1982: stavo preparando la maturità, mangiavo libri e calcio”. Per Francesco, invece, è mitico il 2006: “Avevo nove anni, ma ricordo tutto benissimo. Che festa, quella sera”.

Marco Dal Vecchio con la moglie Cristina Tenan sono ferratissimi sulla storia della Nazionale, e la raccontano con passione a Simone, 5 anni, e Alessio, 8, giovani calciatori del Rovigo: “E’ una mostra molto bella, non potevamo farci sfuggire l’occasione di venire a vedere queste coppe e tutti gli altri cimeli”, dicono.

Poco lontano, Nicola Verdolin e Lucia Merlin, con Luca, 6 anni, ammirano la maglia di Paolo Rossi, eroe del 1982. “E’ stato il mio primo vero mondiale, avevo 8 anni - ricorda Nicola - insegno a mio figlio il coraggio di quei ragazzi in azzurro, ma anche il calore e la passione di quei giorni. Erano tempi in cui si credeva nell’Italia, non solo nel calcio. E poi Pertini che si alza in piedi: è questa la nostra storia più bella”.

Marzo Zanetti arriva da Ariano: "Nell’82 avevo tre anni, è il 2006 che mi emoziona. Ma anche i grandi successi degli anni ’30 meritano di essere ricordati”, dice guardando la Rimet.

Massimo, di Villanova del Ghebbo è venuto per il secondo giorno di fila, e ne ha approfittato per visitare anche la mostra al Roverella (c’era la coda fino in via Angeli): “La finale del 1982 l’ho vista con gli amici, uno dei quali non c’è più. Il 2006 con mio figlio. La mostra è davvero bella, forse poco pubblicizzata ma meglio così: è più intima. Queste sono le cose da vedere, altroché Corona...”. Solo l’azzurro mette d’accordo tutti.

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