VOCE
Delta del Po
05.11.2018 - 20:00
Si tratta del progetto di perforazione ed estrazione a largo del Mar Adriatico, di fronte al Delta del Po
Tornano le trivelle nel Mare Adriatico, ammesso se ne fossero mai andate. E’ stata depositata, infatti, ieri mattina al ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, la documentazione integrativa, nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale, del progetto per la messa in produzione del giacimento convenzionalmente chiamato “Teodorico” a largo del mar Adriatico, da parte della Po Valley operations pty ltd.
Si tratta de progetto di “prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare” relativo alla concessione di coltivazione d40 Ac Py, ovvero, come si diceva, “Teodorico”, richiamandosi a Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti germanici e governatore d’Italia tra il 493 e il 526. La costruzione della piattaforma offshore dovrebbe essere realizzata nelle acque a largo del Mare Adriatico proprio a cavallo tra Veneto ed Emilia Romagna, ed è relativa a due giacimenti di gas connessi, Carola e Irma, entrambi perforati e testati tempo fa dall’Eni.
Il permesso di esplorazione era stato assegnato alla società Po Valley nel luglio 2012 e successivamente la stessa aveva monitorato 120 chilometri quadrati rilevando dati sismici e la presenza di pozzi, per l’acquisto da Eni.
Povalley ha quindi iniziato a lavorare su un piano di sviluppo preliminare volto a velocizzare l’avanzamento del progetto su più fronti, investendo circa un milione di euro nello studio preliminare di ingegneria e progettazione, che è stato completato, per la copertura sismica 3D completa (120 km) acquistata da Eni, rielaborata e reinterpretata dalla Po Valley, il processo e la distribuzione attraverso l’adiacente struttura di elaborazione di Naomi Pandora dell’Eni.
Questo progresso ha consentito all’azienda di candidarsi direttamente per una concessione di produzione e nell’agosto 2015, il team tecnico ha completato la domanda di concessione di produzione per “Teodorico” e l’ha presentata al ministero dell’Ambiente. Nel novembre 2014 il ministero dello Sviluppo Economico italiano aveva formalmente assegnato a Po Valley una concessione di produzione preliminare e ha invitato la società ad avviare il processo di approvazione ambientale per “Teodorico”. La documentazione sulla valutazione dell’impatto ambientale (Via) era stata presentata nella prima metà del 2017, e ieri, appunto, sono state presentate le integrazioni chieste dal ministero stesso. Entro 30 giorni da ieri chiunque abbia interesse potrà prendere visione visione della documentazione integrativa, presentare in forma scritta la proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli al ministero dell’Ambiente.
Dall’ultima volta in cui si era discusso del progetto “Teodorico” è passato più di un anno e mezzo. Era il 27 marzo del 2017 e i rappresentanti della Po Valley vennero a presentarlo a Palazzo Celio, davanti a tutti i sindaci e le istituzioni.
All’epoca spiegarono che il progetto prevedeva la realizzazione di due pozzi di 1500 metri di profondità per l’estrazione di metano, una piattaforma telecontrollata (e quindi priva di personale al suo interno) e una condotta di 12 chilometri che colleghi la struttura alla piattaforma Eni Naomi Pandora, sottolineando che “in totale l’impianto consentirebbe di creare 300 posti di lavoro”.
Da contro, secondo i modelli presentati all’epoca dalla Po Valley, “dopo 20 anni di sfruttamento, ci sarebbe un abbassamento di 10 centimetri in prossimità della struttura e di due centimetri in un’area di 35 chilometri quadrati, che comunque si ferma a venti chilometri dalla costa”.
Su questi dati sindaci e amministratori locali si erano irrigiditi, dicendo un no unanime al progetto. Un no che, però, non è sufficiente poiché “Teodorico” se sarà avvallato dal ministero dell’Ambiente, potrà essere attuato nella più completa legalità.
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