you reporter

Rete idrica

I rischi dell’acqua come 30 anni fa

Cortelazzo: “Già adesso la risorsa è pubblica”. Il pericolo è di disfunzioni organizzative e maggiori costi

I rischi dell’acqua come 30 anni fa

08/11/2018 - 20:18

Il pieno funzionamento della gestione della rete idrica potrebbe essere messo a rischio. La proposta di legge, già depositata in Parlamento, che punta a rivedere la gestione della risorsa acqua, potrebbe avere conseguenze in termini di efficienza e funzionamento dell’intera macchina, e anche di costi. Si tratta della proposta di legge Daga, (dal nome della proponente la deputata grillina Federica Daga) che punta a riportare il servizio di distribuzione e depurazione dell’acqua sotto il controllo totalmente pubblico.

Quindi di toglierlo a qualsiasi forma di società commerciale. Un ritorno alle aziende speciali, fuori dal tipo di normativa che negli ultimi 20/30 anni ha regolamentato il sistema. In Polesine, ad esempio, la rete idrica è gestita da Acquevenete (prima lo era da Polesine Acque), società con soci pubblici (i 108 Comuni del Polesine, della Bassa Padovana e di altre porzioni di Veneto).

Per molti sarebbe un ritorno al passato, un passo indietro a fronte di forme di gestione più snelle e moderne. Se passasse la legge come è stata presentata in Parlamento, ad esempio, il bilancio di quella che sarebbe un’azienda speciale, dovrebbe essere approvato non dall’assemblea dei sindaci, come adesso in Acquevenete, ma da tutti i consigli comunali dei Comuni soci. Per restare al caso Acquevenete, quindi, da 108 consigli comunali. Ed è facile immaginare che basterebbe il mal di pancia di un sindaco, o la voglia di sgambetto di qualche consigliere di maggioranza, per inceppare tutto e rallentare il funzionamento della macchina acqua.

“In questa fase - spiega Piergiorgio Cortelazzo, onorevole di Forza Italia e presidente di Acquevenete - si sta cercando di spiegare che la situazione attuale non va contro i dettami del referendum sull’acqua. L’ispirazione di questa proposta di legge deriva proprio dall’esito di quella consultazione, che aveva stabilito che il controllo della risorsa e della gestione acqua deve essere pubblico. Ed è proprio questo il punto, occorre far capire bene che anche la normativa attuale dice che la risorsa acqua sia gestita da pubblico. I soci di Acquevenete sono solo i Comuni”.

Continua Cortelazzo: “Con la situazione attuale non si generano utili o profitti da distribuire a chissà chi. Quel che si ricava dalla gestione deve essere investito sul territorio attraverso lavori di manutenzone, efficientamento della rete idrica e opere legate all’organizzazione e gestione di una risorsa governata dagli enti pubblici. C’è l’assemblea dei sindaci, che approva bilanci e nomina amministratori. Poi ci sono i vari enti e meccanismi di controllo, come l’Ato, le autority. Tutti enti che non sono privati. L’esito referendario è già assolto dalla situazione attuale”.

Le aziende che gestiscono le reti idriche si sono già schierate contro questa proposta. Viveracqua, il consorzio che raggruppa i gestori del Veneto, compresa Acquevenete, sono già state audite in commissione. L’amministratore delegato di Hera, tefano Venier, ha spiegato che “Si andrebbe a buttare il lavoro fatto da molte aziende del settore in questi 10-15 anni. Alcune soluzioni si rifletterebbero in un aumento dei costi per i cittadini e per il servizio, da noi quantificati in almeno il 15%”. Si perderebbero economie di scala, ci sarebbero difficoltà ad accedere a risorse finanziarie ed il funzionamento del sistema di gestione sarebbe messo in pericolo.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Cambia le impostazioni sulla privacy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl