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ROVIGO

Plateatici, l’ennesima beffa

Molti pubblici esercenti hanno appena investito in nuovi dehors. E ora cambiano le regole: "E' uno scherzo?". Qualcuno ha già il progetto dei gazebo, "ma se poi chiedono di smantellarli?".

Plateatici, l’ennesima beffa

15/11/2018 - 21:34

 La vera domanda è: ma perché? Perché modificare un regolamento, quello dei plateatici, che il Comune ha approvato non più tardi di giugno? Non ci potevano pensare prima? Già, ma siccome il clima cambia, (ma non certo da quest’anno) allora addio ombrelloni e benvenuti gazebo.

Ed è rivolta a Rovigo tra i titolari dei locali pubblici che da almeno un anno tra architetti, progettisti, uffici, Sovrintendenza e normative hanno fatto fatica ad adeguarsi e a esporre i loro nuovi dehors e regola d’arte.

“Io sono stupefatto, o siamo su Scherzi a parte - esclama Paolo Lorenzi, gestore del Dersut - abbiamo appena investito 30mila euro cambiando gli ombrelloni, sedie e tavoli, collocheremo anche delle barriere frangivento, fissate con fioriere e sassi in maniera che cadano. Ma sempre mobili. Un progetto approvato dalla Sovrintendenza, con tanto di autorizzazione. E ora mi dicono che si cambia? Qui non è tanto la questione se sono d’accordo o no sul tipo di gazebo, potrei essere anche d’accordo. Ma capirete che noi facciamo parte di un gruppo importante, che fa investimenti a lungo termine, non posso chiedere alla mia azienda di smantellare tutto per rifarlo daccapo, non si cambiano così le cose in corso d’opera”.

La proposta di modifica del regolamento dell’assessore al Commercio Luigi Paulon, insieme con l’assessore all’Urbanistica Federica Moretti, invece, parte proprio da una valutazione a posteriori dell’applicazione del regolamento, fatto a “tavolino”, come ha dichiarato lo stesso Paulon, mentre ora hanno raccolto le osservazioni dei pubblici esercenti. Non ci potevano pensare prima di approvare un regolamento, invece di rifare tutta la trafila, con passaggi in consiglio comunale e disorientamento generale della categoria?

Ora gli ombrelloni dei bar potrebbero costituire un pericolo tra raffiche di vento e trombe d’aria.

“Effettivamente sono un problema - osserva Andrea Sfriso del San Marco - bisogna sempre avere un occhio di riguardo in caso di maltempo”. Il San Marco, così come il Corsopolitan, hanno già dei progetti di gazebo chiusi. 

“Io ho già un’idea di pannelli approvati dalle Belle Arti, è altro tre metri e ha delle lamelle per far passare l’aria in estate. Ovviamente rispetta il passaggio di un metro. Per fissarli la cosa meno costosa è forare il pavimento. Ma ovviamente in corso del Popolo è difficile che lascino fare un’operazione del genere seppure con tutte le cautele e le cauzioni del caso. Senza questa opportunità si spende il quadruplo”.

Anche al caffé Nazionale l’opzione non dispiacerebbe, visto che anni fa il suo gazebo è stato smantellato perché non adeguato. Così alza le mani Aser Portesan del Caffé Nazionale: “Se me lo facessero installare senza cambiare idea il giorno dopo, io ci starei. Ci sono gazebo tutti in vetro poco impattanti e molto belli da vedere, modello acquario, toglierei subito gli ombrelloni”.

Il problema è proprio la modifica in corso d’opera, come fanno notare in tanti altri pubblici esercenti che hanno atteso mesi prima di investire in un nuovo plateatico.

Il rischio - se non fosse chiaro - è un chiosco bis, ter e quater: ti consentono di costruire una struttura, per poi contestarla, combatterla, richiederne l’abbattimento, tutto a spese del privato. E torna prepotente la domanda: ma, perché?

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