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Rovigo

Quei velobox non servono a nulla

Spesa da 30mila euro, "ma così non fanno sicurezza e non portano neanche multe".

Quei velobox non servono a nulla

15/11/2018 - 17:41

Sarà anche “meglio di niente” ma - per usare le parole del comitato cittadino ViviMardimago - un velobox “non risolve i problemi”. Anzi, posizionare sette box arancioni così come vuole fare il Comune di Rovigo, in altrettante strade di collegamento tra il centro e le frazioni, non serve proprio a niente.

Nel senso che non fa diminuire la velocità media delle auto in transito, ma non fa nemmeno “cassa”: per il Comune, quelle sette scatole arancioni e per di più blindate per resiste ai vandali, saranno soltanto un costo, senza resa né in termini di sicurezza né in termini di incassi, che non saranno “etici” (passateci il termine) ma di sicuro al bilancio male non fanno.

Insomma, l’operazione velobox annunciata dall’assessore alla mobilità Luigi Paulon l’altra sera in consiglio comunale rischia di essere soltanto una spesa. E non da poco: trentamila euro. Mica brustoline, specie se si rischia di non ottenere niente in cambio.

Chi dice che non servono a nulla? L’esperienza. Che ha il volto di Silvio Trevisan, comandante della polizia locale associata del Medio Polesine, che ha competenza su 12 Comuni e 23.500 abitanti. E’ lui, in Polesine, il “profeta del velobox”, è stato il primo a farne ricorso in modo massiccio; attualmente ne gestisce più di trenta e vorrebbe (o meglio, dovrebbe) installarne di nuovi. “Me lo chiedono sindaci e cittadini. Ne arriveranno un’altra decina. Ma me ne servirebbe un camion pieno... se poi non fossero un problema dal punto di vista della gestione”. Già: un punto da tenere a mente.

Certo, Trevisan si guarda bene “dal commentare cosa fa un altro comando di polizia locale”, quello di Rovigo nella fattispecie. Ma spiega come, nel suo territorio, abbia verificato che “mettere un solo velobox in una strada non serve a nulla: la gente rallenta lì per lì per poi tornare ad accelerare. Per far calare la velocità media in un tratto di strada, invece, bisogna posizionare più velobox ad una distanza l’uno dall’altro sufficiente per risultare sempre ‘a vista’”.

E poi c’è la questione della gestione: per funzionare, un box deve avere una pattuglia in zona, che lo attivi. Il comando di viale Oroboni ha il problema dei numeri: pochi vigili in servizio esterno, e spesso sulle strade c’è una sola pattuglia. Se sta ferma ad attivare il velobox, territorio e servizi restano scoperti.

Il servizio completo sulla Voce in edicola venerdì 16 novembre.

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