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REFERENDUM

Gli scenari in caso vinca il “No”

Rischierebbero di essere messi in discussione i servizi già convenzionati tra Frassinelle e Polesella

Gli scenari in caso vinca il “No”

Diversi i vantaggi che la fusione, se approvata dai cittadini, porterebbe alle comunità di Frassinelle e Polesella. 700mila euro in più all'anno per 10 anni (per un totale di sette milioni di euro extra), risparmi in termini di ruoli politici, mantenendo quindi un solo sindaco, una sola giunta e un solo consiglio comunale e servizi comunali più efficiente, riuscendo a provvedere a più assunzioni e a uffici più organizzati.

Ma vediamo ora invece cosa succederebbe se vincesse il “No”. Sono molti i problemi che si dovrebbero affrontare e che vanno considerati per continuare a dare risposte efficienti ai cittadini.

Se vince il “No” al referendum non cambia nulla: restano due sindaci, due giunte e due consigli comunali, due segretari, due revisori, due organismi di valutazione. Di certo non potranno essere garantite quelle economie di scala stimabili in circa 50mila euro l'anno, che potevano essere tradotti in servizi, progetti o contributi.

Non si riceveranno i fondi extra garantiti dallo Stato per incentivare le fusioni: si rinuncerebbe quindi a 700mila euro l'anno per 10 anni, per un totale di 7 milioni di euro. In entrambi i Comuni la popolazione sta diminuendo a causa dell’invecchiamento e dello spopolamento: le tasse di oggi, quindi, non bastano per mantenere attivi tutti i servizi per la popolazione essendo in continua diminuzione. Si andrebbe verso una razionalizzazione o un taglio dei servizi o verso un aumento delle tasse.

Rischierebbero di essere messi in discussione, nei tempi e nelle modalità, vista la volontà popolare di non proseguire in un cammino di fusione, i servizi già convenzionati tra Frassinelle e Polesella: polizia locale, tributi, servizi amministrativi ed economico finanziari in primis. Si potrebbero indebolire in modo significativo questi servizi nel territorio e, anche sulla base delle normative vigenti, l’amministrazione comunale di Frassinelle dovrebbe reperire il personale per coprire i servizi, sempre nei limiti di spesa. Occorrerebbe trovare nuove forme di collaborazione (convenzioni, o altre) con altri comuni, con il rischio reale di minor efficacia e possibilità di miglioramento e programmazione delle politiche sul territorio.

Lo Stato sta chiaramente portando avanti politiche di contenimento della spesa pubblica: ha abolito le Province riducendole a enti di secondo grado e ora sta invitando alla fusione i piccoli comuni attraverso incentivi economici. Se i comuni però non riescono a mettersi d'accordo da soli, lo Stato potrà comunque intervenire prima o poi forzando questo processo. Vuol dire che tra qualche anno i piccolo comuni potranno vedere imposta una fusione, senza possibilità di scegliere i comuni con cui collaborare, senza poter coordinare e guidare il processo, senza poter stabilire l’organizzazione dei servizi e soprattutto senza i benefit economici che oggi, invece, sono garantiti dalla legge.

Si perderà la priorità nei bandi regionali che viene assegnata ai comuni che vanno a fusione e sarà sempre più difficile ottenere finanziamenti per opere pubbliche, rifacimento strade e buche, sistemazione del verde e dei parchi e per gli stessi servizi sociali.

“Invitiamo i cittadini contrari alla fusione a riflettere su questi temi – spiegano Ennio Pasqualin e Leonardo Raito, sindaci di Frassinelle e Polesella - criticare va bene e siamo disponibili a ragionare su tutto per un progetto di fusione condivisa. Ma nel caso vincesse il no, come pensano di affrontare questo problema? Aspettiamo motivazioni concrete per comprendere il no alla fusione, perché si fa presto a distruggere un progetto screditandolo, ma che alternative si offrono realmente ai cittadini?” s’interrogano i primi cittadini.

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