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Basso Polesine, pochi stranieri e tante badanti

Il sindaco di Porto Tolle Pizzoli: “Territorio esteso e collegamenti scarsi”. Il collega di Taglio di Po, Siviero: “Solamente famiglie singole”

Basso Polesine, pochi stranieri e tante badanti

Porto Tolle e Taglio di Po sono nell’ordine il comune con la minor percentuale di stranieri rispetto alla popolazione residente e quello all’ottavo posto, in tutta la Regione Veneto. E’ questo il risultato dell’analisi fatta dalla Fondazione Leone Moressa riguardo ai dati forniti dall’Istat. A Porto Tolle gli abitanti sono appena 163 gli stranieri residenti sui 9.663 abitanti del paese nel cuore del Delta del Po, mentre a Taglio di Po sono 348 su 8.271. Nel primo caso l’1,7%, nel secondo il 4,2%.

“Le motivazioni sono anche semplici da spiegare - riflette il sindaco di Porto Tolle, Roberto Pizzoli - la prima riguarda la morfologia del territorio, visto che è molto esteso e i collegamenti per chi non ha modo di muoversi con mezzi propri, sono difficili. Inoltre non abbiamo case dismesse e di appartamenti in affitto ce ne sono pochissimi”. Il sindaco di Porto Tolle sottolinea come anche la questione lavorativa faccia la propria parte. “Sono le badanti a rappresentare il numero più consistente di stranieri a Porto Tolle - le sue parole - le stesse ricoprono peraltro un ruolo sociale molto importante nell’assistenza ai nostri anziani. Ed è l’unico impiego dove gli stranieri trovano spazio, visto che né nella pesca e né nell’agricoltura riescono a inserirsi”. Pizzoli spiega come i due settori trainanti dell’economia di Porto Tolle, non offrono possibilità di impiego agli immigrati. “La pesca si riconduce alla raccolta di vongole e ci vogliono permesse specifici per poterla intraprendere - precisa il primo cittadino - riguardo all’agricoltura ormai sono rimaste piccole-medie aziende familiari, che gestiscono tutto per conto proprio”.

“Abbiamo rilasciato tre cittadinanze a persone integrate perfettamente nel territorio, segno di una integrazione positiva - ricorda Pizzoli - bisogna dire che riguardo alla qualità della vita, è molto buona in paese, la criminalità è bassissima e questo grazie alle politiche degli ultimi venti anni”. L’assessore Raffaele Crepaldi, in giunta con Pizzoli, aggiunge: “E’ chiaro che quando gli inserimenti vengono fatti in modo graduale, accettando quegli stranieri che vengono a lavorare, tutto funziona per il meglio. Dovrebbe valere anche per tutta Italia”.

E’ simile l’analisi di Francesco Siviero, primo cittadino di Taglio di Po. “Anche se è difficile dare una motivazione a questo dato - le sue parole - se si parte dal presupposto che la maggior parte sono cittadini dell’Est Europa e Nordafricani, si capisce quale sia il motivo del loro arrivo, ovvero per lavori legati all’assistenza agli anziani e negli allevamenti”. “Non ci sono comunità strutturate - prosegue Siviero - sono famiglie singole che sono arrivate in paese inserendosi bene nella comunità e tanti di loro sono diventati cittadini italiani. Tutto procede, peraltro, nel solco di un trend storico stabile negli ultimi anni”. “Poi è chiaro che anche queste famiglie, come quelle italiane, hanno problematiche legate al periodo storico - conclude il sindaco - è più facile che vadano ad abitare in realtà più servite, come Adria e Rovigo, e magari qua possano venire come lavoratori stagionali, quando c’è richiesta di manodopera in agricoltura e negli allevamenti, con contratti flessibili”.

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