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Salute

“Chimera, oltre il 50% non ce la fa”

Un medico polesano spiega: "L’infezione può colpire anche sei anni dopo l’operazione, e ha un tasso di letalità molto elevato".

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Un’infezione letale. Che uccide più della metà delle persone che colpisce. E che può restare “latente” anche per sei anni, prima di attivarsi e colpire. Insomma, il Mycobacterium Chimaera, detto volgarmente batterio Chimera, è un vero incubo. Che toglie il sonno a chi, negli ultimi anni, ha subito un’operazione a cuore aperto.

Perché il microrganismo si è annidato in alcuni macchinari necessari ad operazioni di questo tipo, e da qui ha iniziato a diffondersi. E adesso è allarme tra Veneto ed Emilia Romagna: la nostra Regione ha avviato il censimento per contattare tutti i pazienti operati nei vari ospedali in cui è presente il reparto di cardiochirurgia. Parliamo di circa diecimila persone, a cui vanno sommati quanti hanno deciso di sottoporsi all’operazione al di fuori dei confini regionali, che per i polesani vuol dire principalmente a Ferrara.

E proprio a Ferrara lavora Michele Franchi, medico altopolesano specialista in medicina preventiva e sanità pubblica. “I sintomi dell’infezione - spiega il medico - compaiono molto tempo dopo l’intervento chirurgico e si manifestano sotto forma di febbre prolungata, inspiegata o di origine sconosciuta, sudorazione notturna, dolori muscolari, perdita di peso o notevole affaticamento. In caso d’insorgenza di questi sintomi, è necessario che i pazienti che hanno subito un’operazione chirurgica a cuore aperto consultino un medico. I casi dovranno essere poi confermati da indagini di laboratorio specifiche”.

“E’ importante sottolineare - continua il giovane medico - come l’infezione non si trasmetta da persona a persona. Il rischio è infatti limitato a chi ha subito operazioni come la sostituzione delle valvole cardiache o un trapianto di cuore-polmoni e sia stato collegato ad una macchina cuore-polmoni. Se un paziente è stato sottoposto a questo tipo di interventi, è bene sappia che l’infezione si sviluppa molto raramente: la possibilità di contrarre la malattia è di circa uno su 10mila pazienti operati”.

Il problema - ammette il medico - è l’elevata mortalità delle persone che vengono colpite da questa terribile infezione: “Complessivamente sono stati segnalati solo 100 casi a livello mondiale, anche se con una letalità elevata: del 50%”.

Il servizio completo e tutti i dati sulla Voce in edicola lunedì 3 dicembre.

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