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Il caso

“No al vescovo nelle scuole”

“Ecclesiastici in aula solo con altre confessioni”. “Assessore e senatore vogliono ridurre al silenzio”

“No al vescovo nelle scuole”

Il vescovo Tessarollo fuori dalla scuola? “Ha ragione il preside che ha vietato la visita pastorale”. Questo in massima sintesi il senso della lettera firmata da 30 insegnanti del liceo scientifico Paleocapa di Rovigo. Anche per loro, quindi, come per il preside Cusin, un vescovo a scuola può entrarci, in visita, solo nel rispetto della parità di confessione.

I docenti del Paleocapa intervengono a qualche giorno di distanza dal caso che aveva sollevato critiche e interventi ai massimi livelli, dall’assessore regionale all’istruzione Donazzan ai parlamentari.

Il dirigente scolastico Fabio Cusin alcune settimane fa aveva vietato l’ingesso all’istituto comprensivo di Porto Tolle al vescovo del delta Adriano Tessarollo, ritenendola inopportuna in ossequio della laicità dello Stato. Si levarono voci di protesta, compresa quella dell’assessore regionale, arrivata a minacciare ispezioni a Porto Tolle.

Ora arriva il parere di chi la vede come Cusin, di chi ritiene che a un vescovo possa anche essere vietato di visitare una scuola, sostenendo che “l’intervento di un presule sarebbe accettabile solo salvaguardando il necessario pluralismo didattico-educativo, nel rispetto dell’autonomia scolastica e dei poteri discrezionali degli organi della scuola”.

Parole scritte e sottoscritte da 30 docenti del liceo Paleocapa, che si definiscono né di destra, né di sinistra, non anticlericali, ma a sostenitori dei principi del liberalismo. “Tra noi - dicono - c’è chi crede e chi no”.

Gli insegnanti criticano le uscite dell’assessore Donazzan e del senatore De Poli, che aveva annunciato un’interrogazione parlamentare. E dicono chiaramente che si tratta di “atti il cui fine è ridurre al silenzio, ‘rieducare’ chi crede nella laicità delle istituzioni pubbliche”.

Il vescovo, nelle sue intenzioni, voleva proseguire la sua visita pastorale a Porto Tolle nella scuola per incontrare i ragazzi. Ma per i docenti “la visita pastorale in una scuola di Stato non ha niente di laico poiché è chiaramente un atto di natura confessionale, rientrando nella missione evangelizzatrice cui è preposto il vescovo”.

Poi una sorta di processo alle intenzioni perché a loro avviso la visita del vescovo “non si può interpretare come un semplice momento di conoscenza e dialogo”.

Per i docenti “al vescovo si può attribuire un ruolo rilevante nella società, ma senza lacuna prelazione e predominanza morale o educativa”. E ancora: “Non è un’istituzione dello Stato, non gli può essere riconosciuto alcun potere sulla scuola”.

Poi l’affondo che a qualcuno potrebbe far storcere il naso: “I membri della gerarchia ecclesiastica possono essere accolti a scuola, ma in condizioni di parità con gli altri soggetti portatori di azioni e finalità educative, se autorizzati a farlo e non quando decidono loro”. Da questo punto di vista però occorre dire che il vescovo aveva chiesto l’autorizzazione, non aveva imposto nulla.

Secondo i docenti, quindi, riassumendo in modo sommario: un vescovo può entrare a scuola se poi ci va anche un esponente di un’altra religione, magari un rabbino, o un imam, oppure un sostenitore dell’ateismo.

Infine la precisazione, mai messa in dubbio da alcuno, a dire il vero che “il ministro non può revocare, riformare o adottare provvedimenti di competenza dei dirigenti. Un’eventuale censura del diniego del preside Cusin sarebbe conta legem”.

Ma le polemiche non sono destinate a non finire qui.

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