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Natale

“Fraternità per battere il rancore”

Il messaggio di Natale del vescovo Pierantonio Pavanello: “Solo la scoperta della comune appartenenza permette di costruire un futuro migliore”.

“Fraternità per battere il rancore”

22/12/2018 - 17:55

Una società incattivita e piena di rancore. E il modo per uscirne è quello di imboccare la strada della fraternità e della solidarietà. E’ questa la ricetta affidata, nel suo messaggio di Natale, dal vescovo Pierantonio Pavanello ai polesani. Ecco, di seguito, il testo integrale.

“Gli auguri che ci scambiamo a Natale per essere veri non possono prescindere dalla concreta situazione che come singoli e come società stiamo vivendo. In particolare quest’anno penso che più d’uno di noi si chieda che cosa ci si possa augurare in un contesto sociale segnato da delusione per le attese di sviluppo economico e sociale che sembrano svanire e da una forte preoccupazione per un futuro che si presenta quantomeno incerto.

Anche quest’anno proprio in prossimità del Natale è uscito l’annuale rapporto del Censis, che fotografa la situazione sociale del Paese. Se lo scorso anno la categoria usata per definire l’atteggiamento degli italiani era quella del ‘rancore’, quest’anno si parla di un ‘incattivimento’ degli italiani: di fronte alle delusioni siamo diventati tutti più cattivi. E’ una ‘cattiveria’ che si esprime nella ricerca di un capro espiatorio e in una crescente conflittualità (definita con tre aggettivi: ‘latente, individualizzata, pulviscolare’). La società vive una crisi profonda: gli italiani, secondo i ricercatori del Censis, sono come bloccati (‘incapsulati’) in un clima di rancore e appaiono incapaci di trovare quelle convergenze che permettano di progettare un futuro condiviso.

Non si tratta di una lettura moralistica della società, ma di un’analisi frutto di una ricerca scientifica basata su criteri oggettivi, che interpella anche la Chiesa e i suoi pastori.

Il Natale ci mostra un’altra strada da percorrere in questo tempo di delusione e preoccupazione. E’ la via che Dio stesso ha percorso, sposando la debolezza dell’umanità e facendosi uno di noi per poterci donare il suo amore e la sua vita. Guardando la povertà della mangiatoia e il freddo della grotta del presepio dove nasce il Dio Bambino, impariamo che dalle difficoltà e dalle delusioni si esce andando verso l’altro, accogliendolo, costruendo ponti e non muri. Solo così potremo scoprire quella comune appartenenza che ci permette di costruire insieme un futuro migliore per noi e per le generazioni che verranno.

L’augurio di Natale quindi porta con sé l’invito ad imboccare la strada della fraternità e della solidarietà, a cercare l’incontro e il dialogo invece dello scontro e dell’esclusione. Buon Natale!”.

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