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Cavarzere

Laura lotta contro l'endometriosi

"Ho subito tanti interventi, ma continuo a lavorare"

Laura lotta contro l'endometriosi

22/12/2018 - 20:10

Una malattia che sconvolge il fisico e destabilizza a livello emotivo.

Sono 12 anni che Laura Bizzaro, con la forza di una leonessa, combatte contro l’endometriosi, disturbo cronico e complesso, che colpisce 10 milioni di donne in tutto il mondo. E’ originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero.
La ragazza originaria di Cavarzere ha deciso di raccontare la sua storia. Una battaglia che dura dal 2006, ma sarà infinita, perché esistono cure (anche innovative) ma dall’endometriosi è impossibile guarire. La testimonianza di Laura vuole essere un inno di speranza alle tante donne costrette a convivere con questa malattia. Non bisogna deprimersi, non bisogna buttarsi giù, ma combattere sempre e guardare avanti.

La ragazza, ora 38enne, comincia dalle origini: “Nessun medico, prima del 2006, aveva trovato la causa della mia sofferenza. Ho sempre avuto problemi nel ciclo mestruale, ho provato dolori pazzeschi per fare la pipì. Nel 2006 si è deciso di provare con una terapia ormonale, per bloccare il ciclo e andare in ‘finta’ menopausa”.


Inizia, purtroppo, il calvario delle operazioni chirurgiche, Laura finisce sotto i ferri: “Nel 2006 ho subito il primo intervento alla vescica e mi hanno tolto un nodulo - a gennaio 2007 ho affrontato un’altra operazione. La mia vescica è stata poi operata più volte”.

La cavarzerana intuisce, però, che c’è qualcosa che non va: “Secondo il dottore che mi seguiva all’epoca il problema era solo in vescica, ma io avevo sintomi e disturbi all’intestino. Ho continuato a fare un controllo annuale, ma ho smesso di andare dal medico con più frequenza”.

Sono anni di quiete apparente, almeno fino al 2014, “sembrava fosse tutto apposto” ricorda la stessa Laura. Poi la donna congeda il vecchio medico e si affida a un nuovo dottore. E la situazione all’improvviso precipita: “Ho fatto una risonanza magnetica d’urgenza, il problema era prevalentemente nell’intestino, la vescica era ormai infiltrata da fuori - spiega - ‘mangiando’ quello che doveva essere sano. Il nuovo medico mi ha consigliato immediatamente una nuova operazione, ma non c’erano attrezzature adeguate e ho dovuto attendere circa un mese, fino all’intervento all’ospedale Borgo Trento di Verona”.

Il risveglio per Laura è stato traumatico: “Un intervento lunghissimo, durato otto ore. Mi hanno tolto noduli sotto il fegato, dal diaframma, ridotto l’intestino e la vescica. Un’esperienza che purtroppo non dimenticherò mai, visto che poi le cose sono andate peggiorando”. La donna fatica a riprendersi e ammette: “Il recupero è stato drammatico, molto pesante da affrontare. Non riuscivo ad andare in bagno, una volta a settimana mi recavo all’ospedale di Verona - rivela - e non riuscivo ad evacuare nemmeno con le purghe. Dopo vari esami, si è scoperta una denervazione del pavimento pelvico”.

Laura sembra non vedere più la luce in fondo al tunnel, vive forse il periodo più complicato: “A fine 2016 è andata peggiorando, avevo problemi al torace e alle costole e un altro nodulo al diaframma. Ho affrontato, quindi, l’ennesimo intervento. La situazione stava peggiorando, non riuscivo a spingere nemmeno per fare la pipì”.

Il 2017 è l’anno di una lenta ma importante rinascita per Bizzaro: “Ho incontrato un fisiatra dell’ospedale di Negrar, dell’Unità spinale. Ho iniziato un percorso per utilizzare il lavaggio transanale per espellere le feci, una manovra che a volte non funziona, ma che mi occupa anche due-tre ore. Per fare questo ci vuole del tempo, entra in gioco anche il cervello”.
Laura deve conciliare la grave malattia con la sfera lavorativa: “Sono viva e bisogna affrontare la cosa, ma ho vissuto dei momenti bruttissimi. Prima facevo la commessa, poi ho dovuto cambiare lavoro, non potendo più rimanere in piedi dieci ore al giorno. Adesso faccio l’impiegata”.


La ragazza aggiunge: “L’ospedale di Negrar mi ha seguito benissimo, ma la mia endometriosi è arrivata al quarto stadio gravissimo, extra-pelvico. E’ una malattia cronica, i danni fatti rimangono, purtroppo non si è intervenuto per tempo. Sicuramente se i medici avessero bloccato prima la malattia, non saremmo giunti a questo punto”.


Laura si sofferma su quanto accaduto negli ultimi mesi: “Tra maggio e giugno 2018 sono entrata altre due volte in sala operatoria, si è tentato d’inserire il neuromodulatore sacrale, ora funziona leggermente. Al momento sono trattata con una terapia antalgica farmacologica”.


La ragazza tira fuori tutta la sua forza interiore: “Cerco di rimanere stabile, di pensare positivo. Il mio messaggio è che non bisogna piangersi addosso, anche se sono invalida al 70%. Ho conosciuto delle ragazze con il mio stesso disturbo, ne conosco poche che hanno la forza di andare avanti. Voglio essere sincera, pochi amici mi hanno invece sostenuta - aggiunge Laura - perché questa malattia a volte sembra quasi una scusa per non uscire, invece ti limita davvero”. E pubblicamente applaude la sua dolce metà: “Ho incontrato Nicola, un uomo fantastico che mi segue ovunque e mi fa assistenza, è fondamentale. Ringrazio anche la mia famiglia d’origine, mia mamma e mia sorella”.


La classe ‘80 fa un appello: “Bisogna affidarsi ai centri che ci sono in Italia, a Negrar è presente ad esempio un’equipe multidisciplinare. Quando entri in sala operatoria, sono presenti diversi medici”.


Il futuro è un punto di domanda: “Da febbraio ricominceranno i controlli. Ho subito finora oltre dieci interventi, di cui cinque negli ultimi due anni” conclude Laura. Anche nel 2019 la ragazza di Cavarzere, inevitabilmente, dovrà lottare contro l’endometriosi. Ma lei è pronta, continuerà a ruggire. Come una leonessa.

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