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Niente allergologo per i polesani

Una 60enne non può fare una visita urgente all’Ulss 5: il medico andrà in pensione a fine anno. Il dg Compostella: “Mancano specialisti. Una soluzione rapida solo in Ulss limitrofe o strutture convenzionate”.

Niente allergologo per i polesani

22/12/2018 - 16:58

Ha bisogno urgente di una visita allergologica, ma non può farla all’Ulss 5 di Rovigo perché, di fatto, il medico specialista non c’è: andrà in pensione a fine anno, quindi tra molto poco.

La segnalazione protesta arriva da una 60enne rodigina. “Ho chiamato il Cup perché avevo bisogno di una visita urgente da parte di un allergologo - dice la signora - ma mi è stato risposto che non sono in grado di darmi una data per la visita perché di fatto la figura professionale non c’è. Andrà in pensione a fine anno”.

L’urgenza è certificata dal medico di base e qualificata come priorità: la visita deve essere effettuata entro 72 ore. In realtà, ad oggi, il medico allergologo c’è, ma a fine 2018 andrà in pensione. Quindi tra molto poco.

Peraltro, in questo periodo, l’assenza del medico è pienamente giustificata: infatti, deve smaltire le ferie residue, dato che a fine 2018 concluderà il suo rapporto di lavoro con l’Ulss 5 per andare in pensione. Di fatto, quindi, il medico non è in servizio. In ogni caso, non c’è nemmeno uno specialista che possa sostituirlo per questo tipo di specialità.

Un problema non da poco. “Abbiamo cercato figure di allergologo, ma non ne abbiamo trovate. Anche perché non ce ne sono molte - spiega il direttore generale dell’Ulss 5 Fernando Antonio Compostella - C’è una carenza di medici specialisti a livello nazionale, quindi anche a livello del Veneto e del Polesine. Si pensi che abbiamo indetto tre concorsi per pneumologo, ma non si è presentato nessuno nelle tre selezioni”.

Insomma, un problema di carattere generale, che si ripercuote direttamente anche nella sanità locale. “Oggi c’è carenza di medici specialisti - continua Compostella - non solo pneumologi, ma anche anestesisti, medici di pronto soccorso, dermatologi, oculisti, radiologi, eccetera”.

Un elenco lungo e, possiamo aggiungere, preoccupante. In effetti, le scuole di specialità, collegate alle università di Padova e Verona, sfornano 10 o 12 figure professionali all’anno. Ma non basta per tutti gli ospedali.

“Nello specifico - continua il direttore generale - stiamo cercando di trovare una soluzione anche con strutture private convenzionate”. Ma il nocciolo della questione rimane sempre quello: c’è un problema concreto nel trovare gli specialisti. “E’ un problema noto - sottolinea Compostella - Stiamo facendo il possibile per trovare una soluzione, ma nel giro di pochi giorni non è semplice”.

Tra le possibilità, soprattutto per i casi urgenti, c’è quella di fare riferimento a strutture vicine, ma fuori dal Polesine. “Si potrebbe trovare un soluzione, si spera in tempi rapidi, ma in un’altra Ulss limitrofa”, aggiunge Compostella.

Peraltro, il numero dei posti nelle singole scuole di specialità viene stabilito a livello nazionale dal Miur, ovvero il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Ed è risaputo che il numero dei posti nelle scuole di specialità non copre il fabbisogno della sanità a livello nazionale.

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