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La storia

Lisa, sogno a stelle e strisce

La fisica dell’atmosfera negli Usa: “Il gruppetto degli italiani si allarga”

01/01/2019 - 20:05

Da San Bellino alla conquista degli Stati Uniti d’America. Lisa Milani, classe ‘80, lavora alla Nasa.

E’ riuscita a realizzare il sogno che accomuna migliaia di giovani italiani. Un’eccellenza polesana che per consacrarsi definitivamente ha dovuto spiccare il volo verso gli States.

In Italia si taglia sulla ricerca, mentre in America si investe sui talenti della fisica. Lisa Milani racconta alla “Voce” come sta andando questa esperienza professionale e umana.


Riepiloghiamo il tuo percorso di studi e cosa ti ha portato a raggiungere il Paese a stelle e strisce?

“Mi sono laureata in astrofisica all’università di Ferrara, dove ho ottenuto tre anni dopo il dottorato di ricerca in fisica dell’atmosfera. Dopo una borsa di studio di un anno all’università, ho iniziato a lavorare per l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima), uno degli istituti del Cnr, prima a Roma, poi a Bologna. La mia esperienza di lavoro all’estero è iniziata nel 2014 quando ho lavorato per l’Ssec a Madison, Wisconsin, negli Stati Uniti. Un’esperienza che ha decisamente lasciato il segno, perché mi ha introdotto allo studio della neve che continuo tutt’ora. Nel 2016 ho lavorato per l’Isac di Bologna, ma sfortunatamente, come spesso accade in Italia, i fondi sono finiti e nuovi progetti non sono stati approvati, costringendomi a cercare lavoro altrove. Nello stesso anno, mentre ancora lavoravo a Bologna, la responsabile scientifica della missione Gpm (Global precipitation measurement) della Nasa ha assistito ad una mia presentazione durante una conferenza. Mi ha chiesto di collaborare prima e di andare a lavorare con lei. Ho così messo insieme due anni e mezzo di contratto negli Stati Uniti, prima alla Michigan technological university e poi al Goddard space flight center della Nasa, a Greenbelt, Maryland”.

Lisa, come sta andando la tua avventura negli Stati Uniti d'America?

“Si tratta davvero di una avventura, che finora sta andando benissimo. Mi sono integrata fin da subito, sul posto di lavoro con colleghi davvero in gamba e la possibilità di fare ricerca su ciò che mi piace e con tanta libertà di azione, ma anche nella vita sociale con esperienze che mai avrei pensato di poter fare”.

Hai collaborato al progetto della nuova sonda su Marte?

“Insight, la nuova sonda che sta ’passeggiando’ su Marte da poco più di un mese, è il prodotto di ingegneri e astrofisici del Jet propulsion laboratory in California. E’ una missione davvero interessante, ma io mi occupo di ciò che i satelliti riescono a dirci sulla nostra atmosfera, non di altri pianeti”.

Fisica e nuovi studi, quali potrebbero essere le sorprese del 2019 in questo campo?

“Parlo per il mio campo di esperienza in fisica dell’atmosfera e in particolare per lo studio delle precipitazioni. Quello che facciamo, è prendere i dati che i satelliti ci forniscono e cercare di tradurli in qualche modo in informazioni che riguardino la precipitazione. Studiamo la radiazione che proviene dalla terra, per ottenerne ad esempio la quantità di pioggia che raggiunge il suolo o la neve accumulata o la fase della precipitazione (se è liquida o solida). Tradurre l’informazione che otteniamo dal satellite non è immediato, spesso non è nemmeno preciso, perché le variabili in gioco sono moltissime. Ecco perché oltre ai dati da satellite consideriamo anche molti dati provenienti da campagne di misura al suolo, radar meteorologici, pluviometri e altri tipi di strumenti. E’ tutto un lungo e lento processo di ricerca, mettiamo insieme sempre più informazioni per avvicinarci sempre di più a stime di precipitazione e a una conoscenza degli eventi atmosferici sempre più precisa e accurata”.

Ci sono altri italiani e veneti che lavorano con te?

“Ho incontrato vari italiani, alcuni lavorano nel mio dipartimento, altri lavorano in altri settori, non è facile trovarci tra i più di diecimila dipendenti del Goddard. Tuttavia, il gruppetto si sta lentamente allargando. Ogni due settimane ci troviamo per pranzo per chiacchierare e confrontare i nostri cibi italiani, scambiandoci ricette o informazioni su negozi che vendono il nostro tanto amato cibo, quello originale e importato, si intende. Nel gruppetto c’è un’altra veneta, Manuela, di Treviso”.

Usi e costumi locali: è stato facile ambientarsi?

“Come per ogni Paese, anche gli Stati Uniti hanno le loro tradizioni. Quando si espatria credo che la cosa fondamentale sia sempre mantenere una mente aperta e non aspettarsi di trovare quello che troveremo in patria. Se si mantiene questo atteggiamento ambientarsi è semplice. Credo che la cosa più difficile da accettare sia l’estrema differenza nell’approccio al cibo. Inoltre le loro abitudini alimentari sono decisamente diverse dalle nostre, ci si più incontrare con amici alle 6 di sera e nessuno considera il fatto che magari alle 8 vorremmo mangiare qualcosina. Si finisce spesso col tornare a casa alle 10 con una fame incredibile e dover preparare uno spuntino prima di andare a dormire… ancora non mi ci sono abituata!”.

Un sogno nel cassetto per il tuo futuro?

“Con gli sviluppi che ha avuto la mia vita nell’ultimo periodo, non ho ancora avuto tempo di pensare ad un eventuale sogno nel cassetto. Lavorativamente parlando, ovviamente il mio sogno era realizzarmi in un ambiente di lavoro stimolante e di alto livello, non avrei mai pensato di finire alla Nasa, ma alla fine è quello che è successo. Non ho nessuna ambizione di andare nello spazio, come molti mi chiedono. Credo che per ora la mia aspirazione sia quella di trovare continuità in ciò che faccio nel posto dove sono. I presupposti sono molto buoni, quindi stiamo a vedere cosa riserverà il futuro”.


Nostalgia dell'Italia e di San Bellino? C'è qualche aneddoto o curiosità che ti ricordano la tua terra natale?


“Beh, la nostalgia di casa c’è sempre, la vita qui negli Stati Uniti è ancora temporanea e non posso certo dire di poterla chiamare casa. Mi impegno per mantenere e divulgare la mia italianità. La mia macchinetta del caffè che tengo in ufficio mi ha procurato molti ‘clienti’ e sono riuscita ad ottenere chiacchiere da caffè anche qui, dove la gente in generale si chiude in ufficio e pranza alla scrivania. Anche la mia macchina per tirare la pasta si è fatta molti amici, per l’ultimo dell’anno ho avuto ospiti a casa, abbiamo mangiato fettuccine e ragù. Ho introdotto la pasta al forno nell’ultimo menu del giorno del ringraziamento, battendo il tacchino in quanto ad apprezzamenti”.

Sulla "Voce" di mercoledì 2 gennaio l'articolo completo.

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