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L'intervista

La coppia simbolo di rinascita

L'avvocato Pierluigi Bonafin e la compagna Michela Dal Bianco, dopo l'incidente lottano per tornare a camminare e andare in bici, come prima. “Barriere architettoniche a bizzeffe. E gente che ti dice ‘dai, che torni come prima’”

La coppia simbolo di rinascita

L'avvocato Pieluigi Bonafin e Michela Dal Bianco

La vita stravolta in un attimo, quello in cui una Giulietta Alfa Romeo blu ha speronato la moto e ha mandato in rianimazione e poi in sala operatoria, l’avvocato Pierluigi Bonafin, 46 anni, e la sua compagna, Michela Dal Bianco, 40. Un’operazione che li ha salvati, lasciandoli tuttavia entrambi senza la gamba sinistra. Grazie a una grinta senza eguali, in poco tempo Pierluigi e Michela sono diventati due polesani simbolo: di rinascita, forza, sensibilità e normalità.

Già, normalità, perché ritrovarsi con un handicap e tornare in piedi in due mesi non è da tutti. Un percorso tutto in salita che tuttora il noto avvocato di Rovigo e l’educatrice in una comunità, stanno affrontando, con alti e bassi.

“Ho appena avuto un’infezione al moncone - spiega Pierluigi - forse ho esagerato, mi hanno detto che può succedere. Questo rallenta il percorso di riabilitazione e il passaggio da una protesi all’altra, nell’ottica di essere sempre più autonomi. Io dico sempre che è come se avessi il foglio rosa, devo imparare a guidare una 500, figurarsi una Ferrari”.

Il 16 gennaio ci sarà la prima udienza penale a carico del giovane coinvolto nell’incidente. Come l’affronterete?

“Io sono più abituato ovviamente a processi e udienze, Michela meno. Ci sta seguendo l’avvocato Enrico Capato. Non abbiamo mai sentito nemmeno l’avvocato del ragazzo, anche se io ho dato tutta la mia disponibilità”.

Dell’incidente cosa ricordate?

“Mano a mano che il tempo passa riaffiorano i ricordi. Questo è un bene, ma anche un male, perché il trauma è stato forte. Stavamo tornando indietro da un piccolo giro in moto con la mia Harley Davidson, all’altezza del Karma Café tra Canaro e Polesella. Mi ricordo di essermi alzato per cercare Michela, ma la gamba non ha retto”.

In ospedale la notizia che dovevano sacrificare la gamba e poi una telefonata sorprendente, quella del campione Alex Zanardi.

Michela: “Sì indimenticabile, Zanardi mi ha chiamata due volte per telefono. Insieme a Pierino Dal Mese ha fondato Obiettivo 3, un’associazione della provincia di Padova che ha come scopo la riabilitazione delle persona con handicap grazie allo sport. Una cosa che mi ha molto colpita perché Alex è un personaggio pubblico molto umile e alla mano. Io ci ho parlato molto volentieri si è interessato a me, ha trovato tempo per parlarmi ed era colpito da quello che ci è successo. E’ anche grazie a lui se adesso sto in piedi e ho voglia di tornare a fare sport. Di Zanardi mi ha colpito l’energia, mi ha detto che davanti a una cosa del genere non bisogna abbattersi e guardare avanti, mettendocela tutta”.

Di incontri belli ve ne sono capitati in questi sette mesi, e invece qualcuno vi ha ferito?

Michela: “Ci capita spesso che quando siamo in giro mi guardano strano. Una cosa che ferisce all’inizio, ma che con il tempo si impara ad accettare e a riderci su. Ma devo anche dire che incontro spesso persone disposte ad aiutarmi, se vado a fare la spesa e devo caricare un peso in macchina, ad esempio”.

Pierluigi: “Alcune situazioni sono tragicomiche, come la gente non preparata che ti dice, ‘su, tanto torni come prima’. Tante persone davanti a un handicap sono spaventate”.

A che livello siamo come barriere architettoniche in Polesine?

Pierluigi: “Ce ne sono quante ne vuoi, prima magari non ci facevo caso, ora sono all’ordine del giorno. Per dirti, davanti a casa nostra c’è un marciapiede disastrato con dossi e buche da paura, per noi è difficile fare un passo, è facile cadere. E’ pericoloso per una persona normale, figurati per noi. C’è tanto da fare per abbattere le barriere architettoniche”.

Ndr: Vale la pena ricordare che il marciapiede di fronte all’abitazione del legale e della sua compagna, al civico 335, è quello in cui nel 2014 cadde e morì la maestra Antonietta Bernecoli, 84 anni. Sono trascorsi quattro anni e da allora non è mai stato sistemato.

Michela: “A volte manca la sensibilità del cittadino. Ad esempio, il fatto che ‘un attimo faccio presto’ e si parcheggia ‘al volo’ nello spazio dei disabili. Per me che ne ho bisogno è un grosso disagio. A parte questo, Rovigo si è rivelata una città sensibile e disponibile. Tanta gente ci aiuta volentieri”.

Qual è il vostro desiderio per il 2019?

Pierluigi: “Adesso la cosa che mi tocca di più è riuscire a camminare bene e a stare bene. Riprendere l’attività lavorativa e la nostra vita”.

Michela: “Anche io vorrei riprendere ad andare in bicicletta e ad andare in montagna. A fare quello che facevamo prima dell’incidente. Per questo ringraziamo i medici che ci hanno seguito finora, i tecnici della Ottobock, che a Budrio sta lavorando per le nostre protesi. Persone fantastiche anche umanamente, il dottor Tiziano Salvadori del Centro medico e tutti i medici che ci hanno salvato la vita”.

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