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La questione veneta

Autonomia, partita da 20 miliardi

Venezia vuole voce in capitolo su strade, lavoro e scuola, ma anche sulle accise degli idrocarburi. Per il Polesine, affare da 730 milioni di euro.

Autonomia, partita da 20 miliardi

22/01/2019 - 18:58

Settecentotrenta milioni di euro in più da investire sul Polesine, ogni anno. E’ questa la dote che potrebbe portare con sé il processo di autonomia della Regione Veneto, qualora venisse definito così come sognato dalla giunta veneta.

Sono ben 23 le materie che il Veneto chiede allo Stato di poter gestire. Per farlo, ovviamente, però chiede anche le relative risorse economiche: parliamo di oltre venti miliardi di euro di tasse, contro gli attuali 5 miliardi circa, che, anziché prendere la via di Roma, resterebbero nelle casse della Regione, che potrebbe così spenderli sul territorio. Il Veneto, infatti, chiede di poter trattenere il 90% dell’Iva, il 90% dell’Irpef e il 90% dell’Ires versato sul territorio. Secondo le stime, per il Polesine si parla di 730 milioni l’anno, su 814 versati.

E’ quanto era previsto, un anno fa, dalla proposta di autonomia approvata con legge regionale e poi trasmessa a governo e parlamento. Da quel documento hanno poi preso il via le trattative tra governo e Regione. Il tutto, ferma restando la richiesta - definita irrinunciabile in Regione - di ottenere la piena competenza su tutte le 23 materie che la Costituzione riconosce poter essere amministrate a livello regionale.

Nel dettaglio, il Veneto chiede di avere voce in capitolo nella definizione dell’istruzione, della tutela dell’ambiente e dei beni culturali e dell’organizzazione della giustizia di pace. E di poter governare tutta una serie di attività: dalla tutela della salute alla ricerca scientifica, passando per la sicurezza sul lavoro, il commercio con l’estero, i rapporti con la Ue, il sistema del credito e la produzione dell’energia. Insomma, un vastissimo spettro di competenze. Su cui, ovviamente, ne spiccano alcune.

Alla voce “Governo del territorio”, infatti, il Veneto rivendica la cessione, da parte dell’Anas, di 700 chilometri di strade attualmente di competenza statale. Insomma, Transpolesana, Statale 16, Romea e molte altre ancora potrebbero entrare nel patrimonio della Regione, che a quel punto sarebbe responsabile - tra le altre cose - della loro manutenzione e degli eventuali lavori di ammodernamento e sistemazione della rete viaria.

Nell’elenco dei desiderata anche la programmazione dell’offerta formativa integrata: un nodo molto delicato perché, a quel punto, anche la “lingua veneta” potrebbe essere inserita tra le materie scolastiche.

Di particolare rilievo - soprattutto per il Polesine - anche la richiesta di “regionalizzazione del gettito dell’accisa sul gas naturale rigassificato”: questo vuol dire che le tasse pagate dalla società che gestisce il terminal al largo di Porto Levante potrebbero finire nelle casse della Regione, anziché essere pagate a Roma.

Il servizio completo e tutti i dettagli sulla Voce in edicola mercoledì 23 gennaio.

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