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IL CASO

Dietrofront chiosco: “Ormai è tardi”

Avezzù prende le distanze: “Saccardin disse che era meglio smantellarlo”. Sguotti lo attacca: "Spot elettorali". Zago: “Dovevano pensarci prima”

Dietrofront chiosco: “Ormai è tardi”

Avezzù: “Saccardin disse che era meglio smantellarlo”. Zago: “Dovevano pensarci prima”

Il chiosco di piazza Merlin è diventato uno dei motivi del contendere politico, piazza di una guerra senza quartiere. Il primo a smarcarsi dalle decisioni prese dai colleghi di maggioranza è stato il presidente del consiglio comunale Paolo Avezzù, che prima ha precisato: “La decisione di smantellare non è competenza del consiglio comunale che presiedo, ma della giunta di cui non faccio parte. Il signor Zago ha tutta la mia solidarietà per la situazione umana che sta vivendo lui e la sua famiglia (l’ho ricevuto più volte ed ho anche cercato materialmente di aiutarlo circa il lavoro, cosa che non so se i “soloni” che adesso si fanno suoi difensori abbiano mai cercato di fare). Ho solo chiesto più volte all’Assessore al Patrimonio Saccardin, e suo tramite ai suoi uffici, se vi erano le condizioni tecniche e giuridiche per lasciare la struttura del chiosco così come si trova”.

Poi sgancia la patata bollente a tutta la giunta Bergamin che ultimamente non gode di ottima salute: “In effetti è brutto che una zona come quella di Piazza Merlin resti senza un locale-bar. Speravo molto nella riapertura dell’ex-pub Macallan’s di Piazzetta Annonaria. Sta di fatto che un bando fatto con “i piedi” (senza offesa per nessuno), ha scoraggiato le quattro ditte interessate a partecipare al bando stesso e adesso, come diceva Bartali, “l’è tutto da rifare”, e visti certi tempi dei nostri assessori/uffici, non è dato sapere quando vedremo la fine del tunnel. A questo punto, ecco perché rilancio l’ipotesi della sistemazione del chiosco e, per chiudere ogni polemica, dico che per me il chiosco può restare dov’è.

“Ho letto del dietro front di Avezzù - è l’amara considerazione di Zago - anche se non cambia molto per me, perché al momento non ho alcuna possibilità di riaprire, ci dovevano pensare prima”.

Al momento tutte le velleità imprenditoriali di Daniele Zago sono azzerate. Per lui si tratta davvero di ricominciare da zero. Duecentoventicinque giorni non sono trascorsi per nulla: “Qualcuno ci deve dare una mano, una casa, anche con un affitto minimo che potrei affrontare con un lavoro o con una iniziale colletta. Ricordo che abbiamo svenduto casa e tutto per riuscire a sostenere la chiusura del bar. Ora abbiamo bisogno di una casa io e Nicola, per farci qualcosa da mangiare, una doccia”.

Giovedì l’ex titolare della gelateria “La Fontana” sarà negli uffici dei servizi sociali per parlare con un funzionario dell’assessorato comunale e cercare una via d’uscita.

Ieri in consiglio comunale anche Sguotti ha attaccato "l'uscita fuori dal coro di Avezzù che sa tanto da spot elettorale". 

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