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Crisi a palazzo, sono ore decisive

Fra Bergamin (“Non mollare”) e il suo partito resta il grande gelo. Per la giunta ancora veti e veleni

Crisi a palazzo, sono ore decisive

Il sindaco di Rovigo al rugby non può dire di no. Forse è per questo che dopo aver snobbato gli alleati di centrodestra, venerdì mattina, e dopo avere snobbato il gazebo del suo partito in piazza Vittorio (ieri mattina) Massimo Bergamin si è goduto, in tribuna al Battaglini, il successo della Rugby Rovigo nel derby col Petrarca Padova. Prima aveva inaugurato la nuova area della tribuna Lanzoni. E prima ancora era andato a votare, a palazzo Celio, per il rinnovo del consiglio provinciale. In tribuna poi si è seduto vicino al presidente rossoblù Zambelli, poco distanti il capogruppo in consiglio di Fi, Vani Patrese, l’ex vicesindaco Bimbatti, l’assessore regionale Corazzari, la presidente di Asm Set Cristina Folchini, l’ex sindaco Piva e, a tre posti di distanza, il presidente del consiglio, da poco uscito dalla maggioranza, Paolo Avezzù. Tutti vicini, eppur così lontani fra di loro. Nell’intervallo si sono anche scambiati qualche parola e pure qualche battutina. Lasciando però gli attriti della politica sullo sfondo. All’inaugurazione, poi, ha incitato la squadra, dicendo che non bisogna mollare mai. Un riferimento, forse, allo slancio con cui vuol provare a risolvere la crisi del Comune.

Messa alle spalle l’influenza che l’aveva bloccato venerdì, ieri il sindaco è tornato a presenziare ad eventi pubblici, in attesa di iniziare le consultazioni per la ricostituzione della giunta. Detta così sembrerebbe un normale percorso politico, in realtà la situazione resta complicata e di estrema freddezza fra alleati ed ex alleati. Ieri mattina infatti i consiglieri comunali della Lega si sono presentati in blocco al gazebo del Carroccio per il sostegno al ministro Salvini, e poi quasi in blocco sono andati a votare per le provinciali. Il sindaco non c’era ed è andato per conto proprio più tardi. L’ennesima prova della spaccatura che si è creata fra Bergamin e il suo gruppo consiliare. Fra di loro nemmeno una parola, con il chiarimento che non decolla, ed i titoli di coda che si avvicinano.

Oggi dunque il dialogo fra il sindaco e i partiti dovrebbe ripartire, se non fosse così per il sindaco la ripresa sarebbe più in salita che sulle rampe delle Tre cime di Lavaredo. Da chi ci ha scambiato qualche parola emerge che in mattinata potrebbe fare il primo passo per allacciare un dialogo con i vertici di Lega e Forza Italia, anche se per ora in agenda non sono fissati vertici o appuntamenti. In realtà l’accordo era che oggi si sarebbero sentiti.

Sono ore decisive, quindi, anche perché lo stallo alimenta, giorno dopo giorno, veleni e illazioni. Perché in questi giorni di black out le diplomazie del centrodestra hanno lavorato sotto traccia, ma pare che gli scogli siano ancora numerosi e che l’azzeramento della giunta di giovedì scorso, non abbia affatto placato le istanze di chi chiede un cambio di passo. E così alcune proposte per la formazione del nuovo esecutivo pare abbiano trovato veti su questo e quel nome. La Lega, in primis, è fortemente contraria al ripescaggio degli assessori che erano stati nominati di fiducia dal sindaco, propendendo per una squadra “politica”.

La nomina della giunta si interseca con il rinnovamento dei vertici di alcune società partecipate, Asm spa ed Ecoambiente su tutte. Lega e Fi chiedono un rinnovamento che sia a 360 gradi. Un pacchetto di indicazioni e nomi che, a conti fatti, finirebbero col suonare come una sorta di “tutoraggio” totale per l’azione politica del sindaco.

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