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Prove tecniche di reset

Fi-Lega, fumata nera al vertice. Dieci consiglieri comunali dal notaio per le dimissioni, ma il “foglio firme” è un cantiere aperto.

Una vecchia regola dei thriller vuole che “l’assassino” torni sempre due volte sulla scena del delitto. Quattro anni e mezzo dopo la raccolta firme che spodestò Bruno Piva, ieri pomeriggio dieci consiglieri comunali sono tornati dal notaio Santoro di via Silvestri, lo stesso di allora, per cercare di dare il colpo definitivo anche a Massimo Bergamin.

Per il reset dell’amministrazione servono le dimissioni contestuali di 17 consiglieri: per ora le firme sono 10, ovvero Romeo, Chendi, Businaro e Moretto del gruppo Pd, l’intero gruppo Menon, il 5stelle Gennaro e gli indipendenti Goldoni e Borella. Dell’opposizione, mancano all’appello Borgato (Pd), l’ex grillino Vernelli, Masin e Rossini. Ma comunque non basterebbero: per arrivare a “quota 17” diventa indispensabile - come nel luglio 2014 - il gruppo che fa riferimento a Paolo Avezzù.

Che (per ora) però, ad aderire alla sottoscrizione non ci pensa. Ma il foglio è un cantiere aperto, e chissà cosa potrà succedere nei prossimi gironi. Anche perché il vertice di ieri, tra il sindaco e i colonnelli di Fi e Lega si è chiuso con una fumata nera. “Siamo in alto mare, anzi in pieno oceano”, il commento di Cortelazzo.

Il servizio completo, tutti i commenti e i retroscena sulla Voce in edicola sabato 9 febbraio.

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