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Eutanasia di una crisi di palazzo

Da Fi nessuna proposta. Cortelazzo: “Bergamin non è in grado di quantificare la sua maggioranza”

Eutanasia di una crisi di palazzo

 Commissariamento o ritorno alle urne. Sono i due sbocchi più probabili per la crisi che sta bloccando il Comune da 12 giorni.

Sono infatti in pochi a scommettere su un ricompattamento della maggioranza in grado di ridare fiato all’azione dell’amministrazione Bergamin. Il vertice di lunedì sera, fra Fi, Lega e sindaco, ha infatti dimostrato che le distanze sono ancora immutate e che negli ultimi 12 giorni, dall’azzeramento della giunta, non solo non sono stati fatti passi avanti, ma anzi le posizioni si sono sclerotizzate.

Tra veti e controveti per l’eventuale ricostituzione dell’esecutivo e l’indisponibilità del sindaco a rimettere in gioco le società partecipate, il capolinea appare davvero vicino. Anche perché i numeri di una ipotetica maggioranza sarebbero comunque risicati, se non addirittura inesistenti. E infatti il commissario provinciale di Forza Italia, l’onorevole Cortelazzo ammette che “abbiamo chiesto al sindaco con quale maggioranza pensa di governare e se crede di avere i numeri per andare avanti. La risposta è stata evasiva”. In queste condizioni oggi Forza Italia farà sapere ai vertici Lega l’indisponibilità di avanzare proposte per la nuova giunta. Ed anche ieri mattina di leghisti disposti ad entrare in una squadra di governo al buio, cioè con scarsa possibilità di tenuta, se ne contavano davvero pochi. E i big del centrodestra definiscono addirittura “irrilevante” la convocazione dei capigruppo per affrontare il tema del bilancio.

Ecco allora che la caduta del sindaco non appare più lontana, anche se le modalità sono ancora tutte da definire, e, per ora, riconducono ad una sorta di eutanasia politica.

L’immobilismo che dura da giorni inasprisce il clima e aumenta le tensioni, e questo nonostante Bergamin stia cercando di dimostrare che l’amministrazione non è ferma e che le cose si fanno anche senza giunta. Ieri però non era in ufficio e non ha nemmeno presenziato al tavolo tecnico per i problemi di via Munerati e Cantonazzo. Anche se poi ha annunciato di aver convocato ancora una volta gruppi consiliari di minoranza e maggioranza per discutere del bilancio previsionale.

E suonano pure stonate le dichiarazioni del sindaco che raccontano la storia di un confronto aperto con i partiti e di una giunta pronta per essere nominata. In realtà gli assessori proposti dal sindaco, Saccardin e Sguotti, incontrano il veto di Lega e Forza Italia. Altre proposte non sono state avanzate, il che significa che la nuova squadra di governo è in alto mare.

E allora ci si interroga su cosa fare? I consiglieri comunali della Lega restano fermi sulla loro posizione, ma sono anche in attesa di indicazioni precise dai vertici regionali del partito. Forza Italia continua a tenere aperto un canale di dialogo col primo cittadino, che però non va oltre uno sterile formalismo. La minoranza in parte ha già decretato la fine dei giochi andando a firmare le dimissioni dal notaio, in parte resta in attesa delle mosse della maggioranza, ben sapendo, però, che i consiglieri di Lega e Fi non andranno mai dal notaio né appoggeranno alcuna mozione di sfiducia. E così lo stallo riproduce se stesso in uno stucchevole balletto fra scaricabarile e ostentato attivismo.

E cresce anche la sensazione di chi sostiene che per qualcuno il vero obiettivo è proprio il non fare nulla, lasciar correre i giorni per far cadere l’amministrazione comunale dopo il 24 febbraio (rivista l’interpretazione della prefettura che fissava la dead line il 20 febbraio. Il limite è quello fissato a livello nazionale, cioè il 24 febbraio), quando cioè sarà impossibile il ricorso al voto a maggio e si dovrà attendere un commissariamento di almeno un anno. Oppure, all’opposto, l’obiettivo è far saltare il banco prima del 24 febbraio, per poter così andare alle urne entro pochi mesi. Scenari contrapposti ma entrambi sullo scacchiere. Dove l’opzione di una nuova giunta Bergamin sembra sempre più residuale anche per una insufficiente solidità numerica di cui potrebbe disporre in aula. Il pallottoliere dei consiglieri pronti a far calare i titoli di coda sull’amministrazione Bergamin aumenta, ma non quello di chi è disposto a prendere l’iniziativa.

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