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Nicolò, centino autistico cerca lavoro

Il 20enne di Porto Viro soffre di autismo, è un cuoco eccezionale ma è dura trovare un posto. La mamma Silvia: “In 20 anni grandi soddisfazioni, ma se penso al futuro sono disperata”

Nicolò, centino autistico cerca lavoro

Nicolò Zaninello premiato da Arrigo Cipriani

Nicolò Zaninello ha 20 anni e abita a Porto Viro. Per lui la diagnosi di spettro dell’autismo è arrivata a tre anni compiuti, un po’ tardi per la verità, nonostante mamma Silvia si fosse accorta di un ritardo motorio già prima, all’età di due anni. Da quel momento un lavoro incessante di famiglia e insegnanti di sostegno, insieme alle doti innegabili di Nicolò, una memoria di ferro e la passione sfrenata per la cucina, hanno portato il ragazzo al diploma. E l’istituto alberghiero di Adria gli ha conferito alla fine del percorso il massimo dei voti e i complimenti di Arrigo Cipriani in persona.

Finita la scuola, però, il ragazzo ha finito i “bonus” e si è trovato davanti il baratro. “Quel cento ci ha riempiti di orgoglio e per lui è stato un attestato di stima che gli è servito tanto. Nutrivamo speranze, ma a livello lavorativo quel diploma non serve praticamente a niente. Nicolò è sempre stato bravo a scuola, ha una buona memoria, ma l’iter scolastico a oggi sembra nullo”.

Il ventenne è iscritto al collocamento mirato, per le categorie protette, “però cercano invalidi che siano autonomi, mentre in cucina Nicolò avrebbe bisogno di essere affiancato da una persona. Praticamente un controsenso”. “Purtroppo nei mesi in cui la scuola è finita stava regredendo - racconta ancora Silvia - si continuava a sfregare le mani, non voleva più uscire, stava nella sua camera immerso nella sua musica”. Non è difficile immaginarlo. Per chiunque è così, senza uno scopo nella vita.

A 47 anni, mamma Silvia, che ha un altro figlio di 10 anni, ha dovuto lasciare il lavoro un paio di anni fa. Aveva un part time, ma Nicolò, che non va più a scuola e non ha un lavoro, non può stare solo a casa. Ha bisogno di lei. Lei che lo ama alla follia, lei che a due anni, quando non parlava ancora, lo capiva benissimo nei suoi suoni, nei gesti.

Per lei e per molti genitori di figli con disabilità il “dopo di noi” è un buco nero, devastante. “Chi lo potrà gestire? - si chiede Silvia - chi lo seguirà? Nicolò ha un fratello, ma quando il fratello avrà una famiglia come potrà prendersi cura di lui? Noi abbiamo paura che dopo di noi ci sia il nulla. E’ una domanda che ci facciamo a denti strettissimi”.

Il servizio completo sulla Voce di Rovigo del 7 marzo 2019

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