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GAVELLO

"Malocchio e malattia": così funziona la truffa Rom

Collanina sfilata alla vittima, per i tre imputati arrivano condanne a tre anni. E interdizione per cinque anni

Carabinieri Pasqua

Il ciclista venne abbordato e derubato sulla provinciale

Lacrime, gratitudine, malocchio, oro: tutto accompagnato da una clamorosa sceneggiata creata ad arte per derubare il ciclista. Una "truffa rom" tanto spettacolare quanto efficace, quella approdata, nella mattinata di mercoledì 13 marzo all'attenzione del giudice Raffaele Belvederi del Tribunale di Rovigo, con tre imputati, appunto rom stanziali lungo la Sinistra Po, familiari tra loro. I fatti risalivano, così come sono stati ricostruiti in aula, al giugno del 2015.

A farne le spese, un ciclista residente a Villanova Marchesana, preso di mira mentre pedalava nel Comune di Gavello. Sarebbe stato affiancato, a quanto ha testimoniato, da una vettura con a bordo tre persone, una giovane coppia e una donna sui 45 anni. I tre, facendo mostra di urgenza e disperazione, avrebbero chiesto la strada per raggiungere l'ospedale di Rovigo, dove, hanno spiegato, avevano un parente che stava molto male. Una indicazione che, per il ciclista, non è stato difficile fornire.

A quel punto, lacrime di gioia e smodate manifestazioni di gratitudine, con la 45enne che avrebbe insistito, assieme ai familiari, per lasciare una collanina alla vittima. Questa, imbarazzata, avrebbe spiegato che non era il caso, per tanto poco. A quel punto, i tre, tra scongiuri e urla, avrebbero spiegato che rifiutare un regalo di quel tipo, fatto col cuore, avrebbe portato sfortuna, molta. Una sorta di "malocchio", insomma.

Alla fine, po' sconcertato e un po' impaurito, il ciclista avrebbe acconsentito. La 45enne, però, nel mettergli al collo la collanina, un volgare pezzo di bigiotteria, avrebbe sfilato alla vittima quella che indossava, un bel pezzo in oro, invece. Quando l'accaduto è stato scoperto, i tre erano ormai lontani, ripartiti in auto, ben difficilmente diretti verso l'ospedale. La vicenda venne portata all'attenzione dei carabinieri di Crespino che, guidati dal maresciallo Mauro Tosi, avrebbero individuato i sospetti, poi riconosciuti dalla vittima.

Nella mattinata di mercoledì 13 marzo, dopo la testimonianza della vittima del furto con raggiro si è passati alla discussione, con la difesa che, affidata all'avvocato Federica Doni di Rovigo, ha avanzato dubbi sulla procedura di identificazione dei tre imputati. Il giudice ha comunque letto una sentenza di condanna. Le due donne hanno incassato 3 anni e 2 mesi, l'uomo 3 anni. Per tutti, poi, la pena detentiva è stata associata alla interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

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commenti 1
  • adriano tolomio

    15 Marzo 2019 - 12:12

    Non si comprende perchè all'uomo va la pena maggiore, era stata la 45enne a fare il furto. Misteri della giustizia ita(g)liana!

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