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reddito di cittadinanza

Poche domande, tanta confusione

Ferme le domande degli extracomunitari: ora a loro serve la certificazione del Paese d’origine

Poche domande, tanta confusione

02/04/2019 - 22:09

Ci si aspettava un assalto agli sportelli già dal primo giorno utile per la richiesta del reddito di cittadinanza. E non c’è stato. Ci si aspettava quindi che un po’ alla volta i disoccupati prendessero coraggio e il numero dei “richiedenti” sarebbe aumentato con il passare dei giorni. E invece è stato esattamente il contrario. Le domande per l’accesso al reddito di cittadinanza sono sempre meno. L’unica cosa che è aumentata, di fatto, è la confusione.

Con il decreto diventato legge e le modifiche applicate sulla versione finale rispetto all’originale provvedimento, ora sono cambiati i moduli di richiesta e soprattutto le modalità di invio delle richieste all’Inps da parte di Caf e Poste. Questo ha comportato, anche nella nostra provincia, un rallentamento delle pratiche e uno stop per quanto riguarda quelle degli extracomunitari.

Questo perchè, il cambiamento più significativo apportato al provvedimento del reddito di cittadinanza, è la pretesa di un documento proveniente dai paesi di origine - in un primo momento non necessario - attestante le proprietà del richiedente, proprietà che detiene nel suo paese. Ma non tutti i paesi hanno la possibilittà di farlo ecco quindi che le domande degli extracomunitari sono tutte bloccate in attesa che il governo emani un documento con l’elenco dei paesi dal quale è possibile pretenere l’invio della certificazione delle proprietà.

In ogni caso, almeno nella nostra provincia, almeno secondo il Caf della Cgil che ha una decina di sportelli distribuiti in tutto il Polesine, le domande degli italiani, polesani nel nostro caso, sono superiori rispetto a quelle degli extracomunitari. Ma non sono comunque molte. “Diciamo che ne abbiamo raccolte in totale circa 650, in tutto il Polesine. Decisamente poche rispetto a quello che ci aspettavamo - spiega Sandra Rodella, del Caf Cgil di Rovigo - E se in un primo momento ne raccoglievamo una ottantina al giorno, ora sono drasticamente diminuite a 5 o 6 al giorno. Per quanto riguarda le domande raccolte fino al 31 marzo quelle stanno andando avanti e non ci sarà bisogno di rifarle ora, probabilmente fra sei mesi. Mentre ora siamo fermi, ci dicono fino al 5 aprile ma poi vedremo, in attesa di conoscere le nuove modalità per inviare le richieste all’Inps”.

Il motivo della mancata corsa al reddito di cittadinanza? “Non lo so dire con certezza - commenta Rodella - Posso dire che per la mia esperienza un motivo che ha frenato le persone è la possibilità di essere poi eventualmente mandati a lavorare a 100 chilometri di distanza. E un altro motivo, almeno ai nostri sportelli, è stato quello di venire a conoscenza del fatto che tutto il nucleo familiare sarà chiamato per partecipare alla formazione. E qualcuno, magari con la moglie che ha sempre fatto la casalinga, ha rinunciato a fare la domanda. Questi almeno sono i casi che abbiamo avuto noi. Abbiamo chiamato tutti coloro che avevano l’Isee inferiore a 9mila 360 euro, primo requisito per accedere al reddito di cittadinanza, ma in pochi sono poi venuti a farsi fare una consulenza o a fare una domanda. Contiamo di arrivare a raccogliere, sempre se la situazione si sblocca, al massimo un migliaio di domande”.

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