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LA SENTENZA

“Regole violate”, profughi salvati

Bocciati dalle strutture ma salvati dai giudici

“Regole violate”, profughi salvati

Non bastano contestazioni generiche di "avere violato le regole di buona convivenza all'interno della struttura di accoglienza" nella quale è ospitato un richiedente asilo, per revocare l’inserimento nel programma di accoglienza stesso. Lo ha deciso e ribadito, per la seconda volta, il Tar, Tribunale amministrativo regionale, che si è trovato a dovere valutare il ricorso, da parte del legale di un richiedente asilo, che impugnava il decreto dell’ufficio territoriale del governo col quale, appunto, si decideva di porlo al di fuori del programma di accoglienza.

C’era già stata una decisione di questo tipo. In particolare, un richiedente asilo che, ospitato a Cavanella Po, si sarebbe rivolto in maniera aggressiva a una operatrice della struttura e sarebbe stato individuato mentre stava domandando l’elemosina all’esterno di un supermercato, pratica severamente vietata agli ospiti. Da qui la decisione della Prefettura di procedere alla revoca.

Decisione bocciata dal Tar, dopo il ricorso. Secondo il giudice amministrativo, infatti, non solo la contestazione sarebbe stata troppo generica, ma non si sarebbe tenuto conto della situazione dello straniero, reduce da un grave incidente stradale e, quindi, con un quadro clinico che avrebbe ben potuto influire sul suo umore.

Nel secondo caso di revoca della accoglienza annullata dal Tar, invece, allo straniero era stata semplicemente contestata la violazione delle regole della struttura di accoglienza. Troppo poco e troppe poche spiegazioni, secondo il Tar.

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