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Quel sottopasso e altre incompiute

Il commissario scrive a Veneto Strade: “Aprire subito il tunnel ciclabile della tangenziale”. Ma è lungo l'elenco delle opere in sospeso.

Quel sottopasso e altre incompiute

Una volta accesa la ruspa, non si ferma più. E così, dopo l’ex biglietteria di piazzale Di Vittorio e dopo aver messo nel mirino il chiosco di piazza Merlin, il commissario Nicola Izzo punta dritto verso le transenne che chiudono il sottopasso ciclabile della tangenziale, tra via Maffei e la cittadella Ulss. E chissà quante altre cose potrebbe portare a termine, se soltanto avesse più tempo. Perché a Rovigo le eterne incompiute non sono poche.

Intanto, ieri Izzo ha preso carta e penna e ha scritto a Silvano Vernizzi, amministratore delegato di Veneto Strade, per chiedere l’apertura “senza indugi” del sottopasso di via Maffei. Quel sottopasso, come il gemello a sud di viale Tre Martiri, è ultimato da anni. Ma non è mai stato aperto, e la ciclabile verso la cittadella sanitaria, di fatto, è monco da sempre. Intanto gli anni passano, e le erbacce si impadroniscono di quel tratto di ciclabile, in disuso.

E tutto per questioni puramente burocratiche: “La possibilità di aprire al transito il sottopasso - spiega infatti il commissario - è condizionata al trasferimento ad Anas ed al Comune di tutti i manufatti costruiti e tuttora in carico a Veneto Strade”. La richiesta di Izzo è semplice: avere in carico il sottopasso, visto che l’opera - ricorda nella missiva - ha goduto di un “consistente contributo finanziario del Comune” e “non sussistono motivazioni tecniche che ne impediscano la cessione”.

Insomma: dateci quel sottopasso, ce ne occuperemo noi. E lo apriremo subito. La mano ferma del commissario “rischia” di risolvere un altro problema che sembrava eterno. E il suo intervento, a questo punto, servirebbe anche in molti altri angoli della città.

Qualche esempio? Sempre in Commenda, in via Alfieri. Qui c’è un ex asilo. Il Comune - con un contributo di Fondazione Cariparo e della Regione - ha speso 800mila euro per recuperarlo e tirarlo a lucido. Adesso è un gioiellino. Ma (da anni) è chiuso. Abbandonato a se stesso e al tempo che passa. Col rischio concreto che diventi un altro monumento al degrado.

E che dire del San Michele, l’ex chiesetta tra Corso del Popolo e via Carducci recuperata per farci un centro culturale, con auditorium e persino qualche appartamento per bisognosi? Nonostante le mille polemiche (arrivò persino Salvini, nella campagna elettorale pro Bergamin del 2015, ve lo ricordate?), i lavori sono ormai finiti e rendicontati. Ma il centro non ha mai aperto le porte, nemmeno per un giorno. Perché? Cosa manca? E che si aspetta?

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