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FEDERALISMO E POLITICA

“Autonomia? Veneti presi in giro”

La rabbia di Zaia, duro anche Da Re: “Non ha senso rimanere in questo governo. Di Maio cosa ha fatto in un anno?”

“Autonomia? Veneti presi in giro”

L’autonomia, a questo punto è chiaro, è finita nel dimenticatoio, “vittima” delle diatribe interne al governo. I Cinque Stelle, soci di maggioranza del governo, non ne vogliono neppure sentir parlare. E l’ala governativa della Lega è costretta a cedere.

Chi non l’ha presa per niente bene è il governatore Luca Zaia, che dopo una serie di botta e risposta con Luigi Di Maio, ieri l’ha messa giù dura. “Non sono io a venire preso in giro ma tutti i veneti, i lombardi, i cittadini dell’Emilia Romagna e tutti quelli che chiedono l’autonomia e che hanno votato al referendum”.

E ancora: “Mi chiedo anche che alternativa ci sia, se il Movimento Cinque Stelle abbia un’alternativa - ha continuato - perché sento sempre dire che il progetto non va bene. Ma poi non si capisce cosa quale progetto abbiano in testa. Probabilmente non ce l'hanno proprio...”.

Parole che suonano come un ultimatum, l’ennesimo (ma non è detto che sia l’ultimo) indirizzato ufficialmente ai Cinque Stelle ma perché Salvini comprenda.

“Non ti puoi certamente presentare ai cittadini come portavoce di un popolo e poi quando un popolo ti chiede, addirittura con un referendum, l’Autonoma fai finta di non aver capito”, ha poi concluso. E a Di Maio che già più volte ha sottolineato come “l’autonomia sia scritta male, e la Lega insiste solo per coprire i suoi scandali”, Zaia ha lanciato l’ennesima sfida: “Di Maio se avesse il coraggio verrebbe in Veneto e riunirebbe tutti i veneti in una piazza, sono 2 milioni 328 mila quelli che hanno votato per l’autonomia e glielo direbbe in faccia”. E intanto continua a riecheggiare la frase di qualche giorno fa che ha innescato l’ultima polemica. Sempre di Zaia: “Se l’autonomia non ce la danno, facciamo casino”. E anche questa sembra davvero detta a Di Maio perché Salvini intenda.

E che i rapporti fra Lega e 5Stelle siano ai minimi termini lo dimostra anche Toni Da Re, coordinatore veneto del Carroccio e candidato alle elezioni europee: “Senza autonomia - dichiara - no ha alcun senso rimanere in questo governo, dopo il 26 maggio quindi ognuno per sè”. Dopo gli ultimatum e gli avvisi ai naviganti, quindi, per Da Re non è più tempo di alibi: “I 5 Stelle, con Di Maio in testa, non vogliono l’autonomia. Si stanno arrampicando sugli specchi per accampare scuse o altre storie. Ma senza autonomia per noi non c’è alcuna ragione per non mettere fine a questo governo. E’ uno dei capisaldi del contratto di governo, chi non rispetta gli accordi può benissimo andare per la sua strada”.

Il candidato al Parlamento europeo per il Carroccio rincara la dose anche nei confronti di Luigi Di Maio: “In quasi un anno di attività ministeriale che risultati porta? Non ha creato un posto di lavoro, non ha eliminato il precariato. Chiedete alle nostre aziende se il suo ministero ha migliorato le condizioni dell’economia e del mondo del lavoro. Ormai è il momento di tirare le somme, mica possiamo rimanere in un governo solo per assistere a come evolve il reddito di cittadinanza”. E il vicepremier, e leader della Lega Salvini cosa pensa di questa posizione dura dei leghisti veneti? “Salvini sa benissimo che il Veneto si è già espresso, e sa bene che per noi, come per i lombardi e per tante altre regioni, l’autonomia è indispensabile”.

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