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Il caso

Pesca del delta a rischio invasione

Il legale della diffida: “Parteciperanno in molti”. Si teme l’arrivo di soggetti extrapolesani

Pesca del delta a rischio invasione

Una svolta epocale, capace di rivoluzionare il settore della pesca bassopolesano, ma anche di accendere tensioni e polemiche dagli sbocchi non ancora definiti. Con il sospetto e il pericolo di una possibile “invasione” da parte di di chi è attratto dalla pesca, il vero oro del Delta. Il ritiro della concessione dei diritti esclusivi di pesca dalla Provincia al Consorzio cooperative di Scardovari e la necessità di emanare un bando ad evidenza pubblica apre scenari carichi di apprensione non solo per l’economia del Polesine ma anche per la tenuta sociale del territorio. E infatti fra le prime cose fatte dalla Provincia, appena ricevuta la mail della diffida dell’avvocato dello studio legale di Ferrara, c’è stata la comunicazione alla prefettura, a dimostrazione che il tema è delicato anche per le possibili implicazioni relative all’ordine pubblico.

I fatti dicono che la Provincia ha ritirato la delibera per la concessione dei diritti di pesca al Consorzio in seguito alla lettera di diffida arrivata nei giorni scorsi a palazzo Celio. La diffida, stesa dall’avvocato Roberto Anselmi di Ferrara, chiede alla Provincia di non effettuare altre concessioni, o proroghe, per i diritti di pesca in forma diretta, e di fare quindi ricorso ad una gara pubblica. Diffida che crea, di fatto, un precedente, spazza via decenni di “interesse unico” alla gestione della raccolta di vongole e obbliga la Provincia alla svolta, cioè preparare un nuovo bando che entro la fine dell’anno assegni la concessione sulla base di una gara pubblica. Alla quale potrà partecipare anche il Consorzio polesano, ma pure altri soggetti, provenienti da qualunque territorio.

Il sospetto che viene adombrato da qualcuno è proprio che le osservazioni per un bando pubblico siano la porta d’ingresso per aprire lo sfruttamento delle lagune polesane a nuovi soggetti. Una sorta di invasione commerciale, attratta dal tesoro costituito dalla raccolta dei molluschi che produce un fatturato annuo di circa 65 milioni di euro. Ed è questa possibile intrusione da oltre confine che preoccupa, e non poco, i pescatori bassopolesani. Il soggetto vincitore del bando, infatti, otterrà la concessione dei diritti di pesca che poi potrà sfruttare secondo proprie linee strategiche ed economiche, e, quindi, anche scegliere di avvalersi di pescatori di altri consorzi e territori.

Il bando Nei prossimi giorni palazzo Celio definirà una proroga dell’attuale concessione fino alla fine del 2019, in contemporanea preparerà un bando pubblico, che non ha precedenti in quanto quello della Provincia di Rovigo è l’unico caso di un ente pubblico titolare di diritti esclusivi di pesca.

Le osservazioni Ad innescare la svolta (dal 1991 i diritti di pesca erano dati dalla Provinciali Consorzio) è stata la lettera di diffida dell’Agenzia immobiliare Delta Po. Un soggetto che da anni reclama la titolarità di un’area della laguna di Barbamarco (i terreni prima di essere sommersi dalle acque erano di sua proprietà) e che si innesta nell’annosa disputa sui diritti delle lagune. Battaglia legale persa fino all’appello, ma con l’avvocato Roberto Anselmi che annuncia “il ricorso alla Cassazione”. E spiega: “In ogni caso la nostra è una battaglia per la libertà. Le osservazioni alla Provincia le abbiamo sollevate perché è giusto che tutti abbiano la possibilità di concorrere allo sfruttamento della pesca. Anche il mio cliente è interessato a questa attività e non è escluso che partecipi al bando per esercitare la pesca nelle acque interne di Porto Tolle. E credo che saranno numerosi i soggetti interessati a questo bando”. Osservazioni mai sollevate negli scorsi anni perché “abbiamo atteso il responso dei primi gradi di giudizio. Ora andiamo avanti con la Cassazione, ma anche con la richiesta di un bando pubblico”.

La frattura Da più parti si sottolinea che la lettera di diffida e il conseguente bando pubblico andranno a rompere una consuetudine che aveva sempre riscosso consenso sociale. Ora tutto questo potrebbe venire scardinato, sulla base del diritto, capace di sconvolgere sistemi economici acquisiti, economia di un territorio e pace sociale. I più ottimisti sottolineano che il Consorzio di Scardovari resta il soggetto economico con esperienza, numeri, caratteristiche che lo rendono il naturale favorito per riottenere la concessione. Ma con una gara pubblica, e requisiti ancora da definire, le sorprese sono dietro l’angolo.

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