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Mercatone, ultima spiaggia Roma

Oggi al ministero del Lavoro un incontro per cercare di trovare una soluzione a favore dei lavoratori, cacciati con messaggi e sui social

Mercatone, ultima spiaggia Roma

“Lo avevamo detto, non c’era un vero e proprio piano industriale, non ci convinceva niente”. Pieralberto Colombo, segretario provinciale della Cgil allarga le braccia alla notizia che di punto in bianco i dipendenti di Mercatone Uno, che in provincia di Rovigo ha sede a Occhiobello, ha chiuso le saracinesche.

“So di dipendenti che sabato si sono recati al lavoro e hanno trovato le porte chiuse. Un colpo molto duro per la vita di queste persone”.

Per i sindacati che stanno affrontando questo momento di crisi oggi è un giorno cruciale. L’incontro che era previsto per giovedì 30 maggio, al ministero del Lavoro, è stato anticipato a oggi.

“Si tratta della vita e del lavoro di 50 persone - spiega Colombo - Al ministro avevamo espresso le nostre perplessità oltre un mese fa, perché da qualche mese i dipendenti si erano visti ridurre le ore, l’atmosfera non era positiva. Ma mai ci saremmo aspettati un epilogo del genere”. La categoria del commercio delle tre sigle unite è sulle barricate: 50 persone tra tempi pieni e part time, significa disagio per 50 famiglie.

“Domani a Roma - spiega ancora il segretario provinciale, ci saranno i nostri rappresentanti nazionali e regionali. E’ chiaro che riceveremo notizie in tempo reale, ma a parte gli incontri locali in prefettura per tenere alta l’attenzione, cercheremo di ottenere ammortizzatori sociali dal governo. Inoltre vogliamo che la palla ripassi in mano agli amministratori straordinari della società. Per sapere se ci sono all’orizzonte delle soluzioni. In nove mesi hanno accumulato 90 milioni di debiti. Su di noi - ripete Colombo - il piano aveva sollevato molte perplessità sulla sua robustezza. Ora la sentenza di fallimento della Shernon è un grosso colpo per i lavoratori”.

Intanto per i dipendenti polesani di Mercatone Uno è stata una giornata da mozzare le gambe quella di sabato. L’hanno saputo dal telefonino o sui social network, o addirittura all’apertura del negozio di Occhiobello, che non si è mai aperto.

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