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L'intervista

“Occorrono scelte coraggiose”

Teatro a pagamento: interviene il maestro De Palma.

“Occorrono scelte coraggiose”

Tiene banco la polemica sull’infelice decisione dell’amministrazione comunale civica di far pagare il conservatorio per l’uso del teatro Comunale per due eventi musicali per un costo complessivo di 8mila euro. Uno dei concerti a pagamento è stato “Et voilà… France!” svoltosi il 25 maggio come segno di vicinanza ai “cugini” transalpini dopo il drammatico incendio di Notre-dame. Il sindaco di Parigi Anne Hidalgo ha mandato un messaggio di ringraziamento al conservatorio, certamente non al primo cittadino civico. Sulla questione interviene il maestro Ambrogio De Palma direttore dell’orchestra del Buzzolla.  “Il problema è assai più ampio - esordisce - e lo dice un non adriese che ha vissuto tutta la propria gioventù ad Adria al punto di considerarsi quasi concittadino. Partiamo dall'inizio, da quando in tenera età mi iscrissi al conservatorio”.

Come funzionava a quel tempo?

“A quel tempo in teatro si facevano anche i saggi, c'era una stagione lirica, una scuola di danza che ha sfornato alcuni talenti ancora in attività, c'era una società dei concerti, una stagione teatrale e c'era un concorso internazionale di canto tra i più rinomati d'Italia. In pratica, l'arte era parte integrante della vita degli adriesi”.

Ma i tempi cambiano…

“Per i più disparati motivi che vanno dai costi di gestione a quelli di manutenzione, il cambio generazionale che ha mutato usi e costumi ed una serie di scelte poi rivelatesi sbagliate, tutto questo è stato ridimensionato e, in taluni casi, soppresso. Da quando sono tornato ad Adria, in qualità di docente e negli spettacoli che vedono coinvolta l'orchestra del conservatorio, posso dire che ho ritrovato il pubblico che lasciai più di trent'anni fa. Sono contento di avere il tutto esaurito (sold out lasciamolo agli esterofili, puntualizza) e di ciò ringrazio per l'affetto il pubblico adriese che ci supporta al punto di trovarci in alcuni casi con il doppio di richieste di biglietti rispetto ai posti disponibili”.

Quindi c’è una domanda di musica?

“Certamente. In più riprese ho lanciato messaggi agli amministratori perché supportino le nostre attività, come dovrebbero fare per tutto ciò che è cultura, perché la cultura fa crescere. Da sempre l'arricchimento culturale è arricchimento dello spirito, ma anche economico. Adria è una città collocata geograficamente in modo da poter servire un bacino d'utenza abbastanza ampio, anche delle province limitrofe”.

Che cosa serve secondo lei?

“Occorrono scelte coraggiose e, soprattutto, affidate a chi col pubblico ha a che fare quotidianamente. Scelte che portino il teatro al lustro di un tempo e che diano una mano anche all'economia locale, solo così si potrà sopravvivere. Ma dovrà essere uno sforzo corale, se realmente si vuole il bene di Adria, altrimenti sono e rimarranno chiacchiere da bar”.

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