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Oncologia, reparto in demolizione

Drastico ridimensionamento del servizio: ora opera un solo medico specializzato.

Oncologia, reparto in demolizione

Aumenta il numero dei malati di tumore, ma il reparto oncologico del Santa Maria Regina degli Angeli viene ridimensionato e ora si trova con un solo oncologo a far fronte alle molteplici esigenze. Al punto che rischia la chiusura quello che fino a ieri era un fiore dell’occhiello di via Badini grazie alla lungimiranza dell’allora direttore generale Giuseppe Dal Ben. L’allarme arriva dai Cinque Stelle che stanno ricevendo diverse segnalazioni di cittadini molto preoccupati. “Si tratta dei pazienti - si legge in una nota - che usufruiscono del servizio di oncologia dotato di cinque poltrone per le terapie infusionali, una stanza per le degenze diurne, ambulatori, segreteria, sale d’aspetto e tutti gli ambienti necessari alla gestione dell’attività. Adesso rischia la chiusura perché depauperato del personale assolutamente necessario. Tale servizio - proseguono i grillini - è stato riconosciuto da più parti come estremamente importante nell’offrire ai pazienti oncologici le cure indispensabili, tanto che vi ricorreva un numero sempre maggiore di pazienti da tutta la provincia e dalle zone limitrofe. Ora, la presenza in servizio di un solo oncologo rischia di vanificare il lavoro minuziosamente costruito in questi anni. Mentre i casi di tumori nella popolazione aumentano, si ridimensiona di fatto l’aiuto da dare. Di fatto, perché non incrementando il personale e i mezzi del reparto, le sue potenzialità non possono che ridursi, a tutto discapito delle speranze di una diagnosi veloce e delle speranze di guarigione che i pazienti oncologici riponevano nell’unità operativa”.

Ed ecco quanto scrive un paziente: “In questo reparto ho conosciuto medici e personale sanitario dallo spessore morale e umano incredibile, capaci di dare speranza nelle situazioni più buie. Tuttavia prenotare Tac e altri esami è spesso un calvario per il malato e la sua famiglia e questo non è solo ingiusto ma indegno di una società civile. Lo staff medico era composto da 7 medici originariamente, per gestire day hospital, degenza e ambulatorio. Di questi tre non sono disponibili, per vari motivi, ma nessuno è stato sostituito e i malati sono decisamente aumentati. Il reparto vive con un personale ridotto all’osso che non trova pause nemmeno fra le mura di casa. I dirigenti parlano di accorpamenti, di posti letto e cure che saranno comunque garantite: questo non è vero. Saranno sempre questi quattro medici che dovranno visitare i malati, saranno gli stessi infermieri di oncologia a portare e somministrare le terapie, caricando ancor più di lavoro il personale del reparto che con orgoglio mi sento di definire ‘eroi’ che lottano al fianco dei pazienti. La logica degli accorpamenti è una scusa per non sostituire il personale mancante, per non investire in attrezzature, per non potenziare il personale medico, infermieristico e l’ausilio psicologico”.

E lancia un appello ai vertici della sanità polesana: “Potenziate il reparto, fornite personale adeguato e investite in attrezzature e diagnostica: il cancro si combatte con la medicina e con la speranza di poter guarire”.

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