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ROVIGO

Visita dall’oculista dopo 13 mesi: sanità pubblica allo sfascio

Tante storie di medici e infermieri e una sola certezza: così non funziona

Visita dall’oculista dopo 13 mesi: sanità pubblica allo sfascio

La hall dell'ospedale di Rovigo

“Devo prenotare una visita oculistica abbastanza urgente. Ho la ricetta ma la dottoressa mi ha detto che ci sono tempi molto lunghi quindi andrò a pagamento... Da chi prenoto? Non conosco nessuno e me ne serve uno bravo e paziente in zona Rovigo”. Di queste richieste di aiuto sono pieni i gruppi di Facebook tra polesani. Per il reparto di oculistica il problema delle liste d’attesa è così cristallizzato che oramai non si va più nemmeno dal medico di base a chiedere la prescrizione medica. E vige il “fai da te”. Tredici mesi per una visita oculistica sono troppi pure per i pazienti più... pazienti.

Ma in Polesine prenotare diventa impossibile anche privatamente nei reparti di Pneumologia, Radiologia, Cardiologia e Geriatria. Tanto che i medici di base hanno studiato dei piccoli-grandi escamotage, per superare l’enorme ostacolo dei tempi di attesa.

“Il più delle volte - racconta un medico di base in pensione - risolvevamo il problema con le priorità motivate. Una prestazione con carattere di urgenza, ma bisognava motivarlo con un sospetto diagnostico. Allora per accontentare il paziente ci sono tanti medici che calcano la mano sul sospetto diagnostico”. Si aspetta un po’ in tutti i reparti dell’Ulss 5 e spesso ci si rivolge alle prestazioni intramoenia per avere la consulenza del luminare, che in questo modo, senza ticket guadagna cifre notevoli con le visite ospedaliere ma fuori dai recinti troppo vincolanti della ricetta.

In Pneumologia e in Geriatria attualmente c’è una carenza di personale che ancora non è stata risolta. “Adesso sono molto limitati i colleghi e gli specialisti del reparto di Pneumologia e Geriatria ci sono stati molti medici che hanno lasciato l’incarico e il reparto ne risente a 360 gradi”, spiega un altro medico di base.

“Diversi miei pazienti si sono dirottati verso le visite private. Il problema è per chi non ha le possibilità economiche di farsi controllare e quindi cerca di risparmiare il più possibile. Ovviamente ne va della salute delle persone”. Un altro fenomeno che gli operatori del Cup di Rovigo notano è che sempre di più i polesani sono disposti a viaggiare per farsi visitare e accedere al professionista di turno.

“Si rivolgono ad Adria, a Trecenta o a Porto Viro se c’è posto perché capiscono l’urgenza del momento. E questo lo fanno anche gli anziani che si spostano per la salute. Mentre l’indicazione da parte della dirigenza è di non fare andare i pazienti polesani fuori dai confini della provincia”.

A volte nemmeno l’urgenza segnata in ricetta riesce a fare miracoli. C’è l’urgenza per cui entro tre giorni, si deve accedere alla visita. E in questo caso il codice funziona, ma già dalla fascia B, che dovrebbe essere evasa entro 10 giorni, si può aspettare anche due mesi.

“In pneumologia - ricorda un altro medico di famiglia - hanno dovuto richiamare un medico che era andato in pensione, mentre i cardiologi preferiscono farti le richieste da soli per evitare di mandare nuovamente dal medico di base e agevolare i pazienti. A soffrire sono i pensionati, che se sono assidui degli ambulatori, sopperiscono ai problemi dell’inefficienza del sistema sanitario, ma se non ce la fanno è un problema. Allora siamo costretti a chiedere all’amico ospedaliero di farci il favore di visitare il paziente”. Una distorsione, insieme alle altre, di una macchina che non funziona a dovere.

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