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Il caso

“Autonomia regionale o morte”

I 5 Stelle frenano e alimentano lo scontro fra nord e sud. Zaia: “Finiamola con queste manfrine”

“Autonomia regionale o morte”

L’autonomia regionale è come la tela di Penelope, fatta e disfatta in continuazione. Ma le regioni del Nord non sono Itaca e Ulisse non ha Proci da scacciare. L’ennesimo rinvio della questione autonomia, annunciata per il Consiglio dei ministri di ieri ma poi slittata, riaccende le tensioni fra i due alleati di governo con la Lega che morde il freno e con i 5 Stelle che invece questo freno lo tirano e basta. A cercare di far da mediatore ci si ritrova proprio il vicepremier Salvini costretto ad occultare il malcontento del nord, e della pancia leghista, accampando problemi tecnici e pastoie burocratiche che sanno più di scusa che altro. E intanto in Veneto, in Lombardia, in Emilia ci si sente ancora una volta presi in giro, e ci si chiede se nel governo conti davvero più Di Maio che Salvini. La tensione è così alta che infiamma anche uno scontro che sembrava sepolto nell’Italia degli anni ‘90, quello fra nord e sud. Perché i 5 Stelle per frenare il processo dell’autonomia regionale continuano a battere sul tasto del rischio per l’unita del Paese e cose del genere.

Mario Conte, sindaco di Treviso e uno dei big regionali della Lega, sostiene che “quella di definire l’autonomia regionale come un rischio per il sud è una barzelletta. Siamo di fronte ad una svolta storica”. E sui continui rinvii del governo? “I tempi sono già scaduti, speriamo non la tirino ancora in lungo. Per questo governo siamo al punto di autonomia o morte. Dobbiamo capire bene i motivi di questo ennesimo rinvio, ma il popolo veneto si è già espresso. Sapevamo che non sarebbe stato semplice e solo un ingenuo poteva credere che chi non vuole il cambiamento l’avrebbe concessa tanto facilmente”.

La fumata nera dal vertice di martedì ha deluso anche il presidente del Veneto Luca Zaia: “Se non vuoi applicare la Costituzione a questo punto, delle due l’una: o mi presenti la tua proposta alternativa di autonomia o presenti un modifica della Costituzione. Finiamola con queste manfrine del Paese di serie A e serie B. Il Paese è già così e non per colpa delle autonomie. Cinque regioni hanno già l’autonomia, dodici la chiedono, ne restano tre che ancora non l’hanno chiesta”. Duro anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana: “Sull’autonomia è inutile continuare a prendere in giro la gente: tanto se il tentativo è realizzare una riforma che sarebbe una ‘non riforma’, dico subito che non la sottoscriverò mai. Se qualcuno sta cercando di portarci in quella direzione si sbaglia: o è un sì, ovvero una riforma seria, utile per il Paese, oppure è meglio che dicano no e basta”.

Eppure il senatore pentastellato Vincenzo Presutto (vicepresidente della commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale) getta benzina sul fuoco della divisione nord-sud, sostenendo che “qualcuno vuole utilizzare quella più comoda per giustificare il tentativo di riforma che spaccherebbe l’Italia ancora di più”. Secondo il senatore grillino sarebbe in gioco “la pari dignità tra italiani, ovvero l’esercizio pieno del diritto di cittadinanza”, ammettendo il “forte rischio che l’autonomia com’è disegnata adesso possa non contemplare forme di perequazione, e che di fatto legalizza lo scippo di risorse al Sud”. Parole dure ma il gioco in difesa dei 5Stelle lo si è visto anche nel tentativo di “barattare” la discussione sull’autonomia con i problema Tav o con la revoca della concessione Autostrade, come se si stesse giocando ad un Risiko dove uno vale l’altro. Il leader grillino Di Maio ha detto che “L’autonomia si farà. Sarà un’autonomia equilibrata, fatta bene, che gioverà veramente a Regioni e Comuni. Il Movimento lavora così, per tutto il Paese. Non penso che qualcuno voglia tornare ai tempi della secessione della Padania. Certo, alcune posizioni più estreme mi preoccupano. Non si può pensare di impoverire ancora di più regioni come la Puglia, la Calabria, la Sicilia, ma anche l’Abruzzo, il Lazio, le Marche, il Molise, la Campania e l’Umbria. Di meno ospedali, meno scuole e strade sempre più in dissesto non se ne parla”, insomma in modo urlato o in modo soft sempre di freni a 5 stelle si tratta.

Delusione forte invece in Veneto, il consigliere regionale di Centrodestra Veneto-Autonomia e Libertà Stefano Casali dichiara: “I cosiddetti ‘tutori dei cittadini e della democrazia’ hanno dileggiato il voto dei veneti in tema di autonomia. Fino a quando i cittadini dovranno sopportare il vostro non rispetto del voto? E’ noto a tutti che la procedura voluta dal governatore Zaia è stata perfettamente legittima e dal punto dal vista costituzionale impeccabile. I ministri pentastellati osteggiano il diritto dei veneti in modo antidemocratico”.

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