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Rette Ater choc, “siamo disperati”

Code agli sportelli. Silvia: “In casa due disabili, piango ogni sera”. Rossella: “Così non c’è futuro”

Rette Ater choc, “siamo disperati”

L’Ater di piazza della Repubblica, in questi giorni, è come un suq: gente che sbraita perché non ce la fa a pagare, inquilini che si lamentano per l’aumento degli affitti, mamme con decine di fogli in mano per spiegare che non ce la fanno. Stesse scene, dietro le porte dei sindaci di mezzo Polesine.

La normativa regionale, infatti, dal primo luglio impone che il calcolo degli affitti venga parametrato all’Isee, alla situazione patrimoniale, alla metratura e alle spese per utente. Solo che qualcosa è andato storto, perché in tanti sono stati presi alla sprovvista e giurano di non farcela. Tra le lamentele bollettini di pagamento arrivati un giorno prima della scadenza, aumenti del doppio per alcune famiglie, code e affollamenti agli uffici Ater, dove alla cortesia e all’accoglienza si alterna la mancanza di risposte e l’imperativo “dovete pagare”.

Giovani, anziani, lavoratori, nullatenenti si trovano da qualche giorno a condividere la rabbia e la frustrazione per gli aumenti mensili sul pagamento della casa Ater. Qualcuno ironizza con amarezza: “Avrò aumentato il mio reddito a mia insaputa, come qualche politico, altrimenti non ho risposte per questo aumento”.

Silvia, 46 anni residente in una casa Ater a Buso abita con il figlio invalido al 76 %,ha una disabilità cognitiva e un compagno che lavora a tempo determinato. Lei non ha un lavoro ed è invalida al 46%, con problematiche croniche che non le consentono di trovare occupazione. Dopo uno sfratto esecutivo da una casa privata in Commenda a causa del mancato pagamento dell’affitto di 385 euro. Grazie agli uffici casa di Viale Trieste viene accolta negli “alloggi parcheggio” di Granzette. Dal 2008 inizia la sua storia con Ater. “La spesa media era di 50 euro mensili, cifra sensibilmente aumentata dopo l’aggiunta al nucleo familiare del compagno - fa quattro conti disperati - Mio figlio percepisce una pensione di invalidità di 284 euro, una borsa lavoro mensile di 160 euro e lo stipendio del marito di 956 euro. Queste entrate prima mi permettevano di pagare un affitto che a giugno era di 194 euro al mese. Il 9 luglio mi arrivano da pagare entro il 10 luglio, 346 euro, 152 euro in più”.

Agli uffici Ater ha trovato accoglienza ma anche indifferenza. “Sono stata trattata in malo modo da un dipendente degli uffici ai piani superiori che continuava a trovare scuse senza dare risposte certe sulla mia situazione. C’era una fila di un centinaio di persone e il mercato sembrava essere dentro agli uffici Ater”.

Ci sono anche anziani a fare la fila nel suq dell’Ater di piazza della Repubblica. Loredana, 70 anni, è stata sorpresa da un raddoppio del suo mensile. “Ho una pensione minima e questa cifra mi mette in notevole difficoltà. Non riuscirò a pagare e dovrò chiedere aiuto ai miei figli con amarezza. Vorrei sempre arrangiarmi o così sproporzionato e ad un trattamento che perde il senso di umanità e di rispetto”.

Il servizio completo sulla Voce di Rovigo in edicola oggi 12 luglio

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