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TRIBUNALE

L’imputato: “Sono gay. Non è reato”

“Non significa che palpeggi i ragazzini. Non l’ho fatto”. Accusato per fatti del 2014

L’imputato: “Sono gay. Non è reato”

“Sono gay, non ho alcun problema a dirlo. Non è reato e, soprattutto, non significa che io sia portato a palpeggiare o molestare ragazzini”. Questo, in sostanza, quando ha voluto ribadire, di fronte al giudice del Tribunale di Rovigo, l’imputato, nel corso dell’esame, in un processo per violenza sessuale e cessione di stupefacenti, per fatti che si sarebbero verificati, secondo la ricostruzione accusatoria, nella primavera del 2014, in città.

In quel periodo, l’imputato, originario del Centro Italia, si trovava a Rovigo per lavoro. Una sera, avrebbe ospitato nella sua abitazione alcuni amici, con un minorenne. Minore di poco, ma minore. Lo avrebbe palpeggiato, costringendolo a subire queste sgradite attenzioni.

L’accusa in tema di stupefacenti, invece, deriva dal fatto che avrebbe offerto marijuana ad alcuni minorenni, sempre all’interno dell’abitazione che, in quel periodo occupava.

Sin qui, le contestazioni dell’accusa, alla base del processo che volge ormai al termine. Alla prossima udienza, una volta sentito l’unico testimone che manca all’appello, si dovrebbe andare a discussione e sentenza.

Nella giornata di giovedì, però, in serata, c’è stato uno snodo importante del processo, che vede l’imputato difeso dall’avvocato Elena Gagliardo di Rovigo. L’uomo sotto accusa, in particolare, ha risposto alle domande, fornendo una ricostruzione dei fatti che appare antitetica rispetto a quella dell’accusa.

Per quanto riguarda i palpeggiamenti, ha spiegato di non essere mai andato in cerca del minore, ma che, quella sera, fu lui con i suoi conoscenti e familiari ad andare a casa sua. Tutti assieme, assistettero a una partita in televisione, su un divano molto stretto, piuttosto accalcati.

“Io non palpeggio ragazzini - ha voluto ribadire al giudice - Sono gay, ma non c’entra nulla. Non significa essere pervertiti”. Per quanto concerne, invece, la cessione di stupefacenti, ha fornito una versione dei fatti che ribalta integralmente quella accusatoria. Sarebbero stati alcuni ragazzini a portarla con loro, proponendo di fumare uno spinello, appunto, alla marijuana, in compagnia.

Resta da vedere, ora, se l’esame dell’imputato sarà sufficiente, per i giudici, a ritenere superate le contestazioni in base alle quali si è aperto il processo.

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commenti 1
  • adriano tolomio

    14 Luglio 2019 - 09:09

    Che dire, un cittadino modello, un esempio di virtù, visti i tempi.

    Rispondi

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