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IL PERSONAGGIO

Il mago delle moto: mani fatate, un cuore grande e tanta passione

Emilio Finotti, 84 anni: "Mio padre mi mise su una Guzzi a 4 anni: non sono più sceso"

Il mago delle moto: mani fatate, un cuore grande e tanta passione

Emilio Finotti, 84 anni

Emilio Finotti ha 84 anni e dice: “Ormai non dormo più. Penso a tutti i lavori da fare. Alle moto, ai pezzi di ricambio, al nostro museo che non ha una sede…”.

Emilio Finotti, detto Milietto, è il più famoso restauratore di moto d’epoca del Delta. “Ma no, sono il più vecchio”, dice con un sorriso gentile. Non è vero, lo sanno tutti: Milietto è il più bravo. E’ anche uno straordinario “modellista”. Ha una testa tecnica, meccanica. Ha riparato e rimesso in sesto centinaia e centinaia di motociclette, di tutti i tipi, di tutte le marche. Roba di prima della guerra. Ha costruito deliziosi modellini: una macchina a vapore, un trattore Landini, una bicicletta Bianchi. E motorini e motorette di ogni genere.

Milietto ha una passione infinita ed è ancora un sognatore. “Da piccolo volevo diventare pilota nei gran premi di moto. Avevo amici, appassionati come me, e andavamo dappertutto a vedere le corse. Io non ho mai visto una partita di calcio, sono nato su una moto”.

Racconta la sua storia con un po’ di malinconia. “Mio padre mi ha messo sul serbatoio di una Moto Guzzi Sport 15 quando avevo quattro anni. Non sono più sceso. Ho fatto il macellaio, il venditore di elettrodomestici, riparavo anche le radio e le tv. Ma nel cuore ho sempre avuto le moto…”.

La famiglia Finotti è stata la prima ad aprire una macelleria a Porto Tolle. Era il 1929, lo zuccherificio era stato costruito da poco. Milietto guardava incantato le gru che scaricavano le barbabietole e poi le costruiva in miniatura. A 14 anni, dopo la scomparsa di papà Guglielmo, è entrato in macelleria a lavorare. Frequentava le scuole tecniche, ma poi dava una mano alla mamma Angelina e ai fratelli Bertino e Mimma.

Milietto aveva un grande amico, Franco, il figlio di Lino Fusetti che gestiva l’officina delle autocorriere. Franco aveva qualche anno più di Milietto e impazziva per le cose meccaniche. Ricorda: “Mi diceva: ‘Ho chiesto il motorino a mio padre. Ma lui non vuole, ha paura. Se non me lo compra, sai cosa faccio? Me lo costruisco io e tu mi dai una mano’. Lo abbiamo fatto utilizzando ferri vecchi e una motopompa per l’acqua. Siamo andati a Tolle, dal Magnan, a comperare due ruote e poi l’abbiamo fatto partire”.

Milietto diventa triste. “Poi un giorno Franco va con gli amici a fare il bagno nel Po. Fa un tuffo e non torna più su. Era il 1948, Franco aveva 17 anni. Di quel motorino non si è saputo più nulla. Franco qualche giorno prima della tragedia gli aveva anche messo un nome, ma io non lo sapevo”.

Adesso Milietto racconta con molta emozione una storia, un fenomeno inspiegabile, che ha cambiato in parte la sua vita: “Una notte, trent’anni dopo, ho avuto una visione. Non so se fosse un sogno o un’apparizione. La stanza è diventata bianca e mi è apparso Franco. Ero come in trance e lui mi parlava e mi chiedeva della moto. Diceva: “Voglio sapere dove hanno messo la mia Cea”. E la visione si è ripetuta. Lo vedevo dentro la mia stanza da letto, tutta bianca, in una luce abbagliante”.

Il vecchio restauratore va avanti: “E allora mi sono fatto coraggio e sono andato da Mario Fusetti, il fratello di Franco, e gli ho chiesto se per caso avessero conservato la vecchia moto. E lui mi disse che era stata messa in un magazzino, in soffitta. Siamo andati a vedere e l’abbiamo trovata. Coperta di ruggine, grasso e polvere. Mario mi ha detto: ‘Se vuoi, puoi prenderla’. L’ho portata a casa, l’ho pulita e sul serbatoio c’era un nome che io non avevo mai visto. C’era scritto: Cea. In quel preciso momento ho deciso di costruire un museo con tutte le mie vecchie moto e la Cea in prima fila. Ecco, da questa incredibile storia è nata l’idea di dare una casa alle vecchie motociclette”.

Milietto ha restaurato e risistemato moltissimi altri veicoli. Ma la Cea resta un punto fermo nei suoi dolcissimi ricordi. E nel nuovo Museo avrà un posto d’onore.

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