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“Bullismo nello sport: esiste”

Lucio Taschin: “Noi da sempre impegnati per la prevenzione. Serve maggior dialogo”

“Bullismo nello sport: esiste”

“Prima di tutto il mio pensiero va a quel ragazzo e a chi come lui ha dovuto subire ciò che non possiamo certo definire uno scherzo, ma una vera e propria violenza. Spero davvero che il prima possibile si possa tornare a parlare di sport, invece che di queste tristi vicende. Non dovrebbero succedere mai più”.

Il delegato provinciale del Coni di Rovigo, Lucio Taschin interviene sulla triste vicenda che ha riempito le pagine di cronaca locale ma che ha avuto, purtroppo, anche risonanza nazionale. In questi giorni sono arrivate le notifiche di chiusura delle indagini preliminari per quattro atleti e sei componenti dello staff di una squadra giovanile di rugby, indagati per lesioni a seguito della denuncia della mamma di un atleta minorenne tornato a casa da una trasferta piangendo e con la schiena piena di lividi ed ematomi.

Il caso sarebbe subito stato etichettato come un classico esempio di ‘bullismo’ tra atleti, un fenomeno - non nuovo - che vede i più giovani costretti a subire la cosiddetta fase di ‘matricola’ che in questi casi spesso comporta scherzi pesanti che superano i limiti e diventano violenza, sia fisica che verbale.

“Non possiamo dire che il fenomeno non esista - spiega Taschin - anzi, esiste ed è purtroppo sempre esistito anche se non credo si possano fare paragoni con il passato visto che si tratta di epoche e mondi diversi e di diversa sensibilità. Però il fenomeno esiste noi come Coni abbiamo organizzato molti corsi contro il bullismo e il cyber bullismo e stiamo molto attenti alla prevenzione. Credo che la cosa migliore sulla quale bisogna continuare a puntare è il dialogo. Quello che spieghiamo ai dirigenti e allenatori è la necessità di instaurare sempre un dialogo vero con gli atleti che debbono essere ascoltati e preservati. Solo in questo modo si può riuscire a capire se qualche atleta ha delle difficoltà legate al rapporto con i compagni”.

“Oggi ciò che è maggiormente cambiato è proprio il concetto di comunicazione e le notizie viaggiano più di un tempo e più velocemente – continua il delegato – Ma questo non significa che sia un bene o che sia un male. Sicuramente si conosce meglio il fenomeno ma allo stesso tempo tutto l’interesse mediatico su queste vicende ho paura che aumenti il rischio di emulazione”.

“Quello che bisogna fare - conclude Lucio Taschin - è lavorare e rinforzare l’alleanza educativa: un sistema che mette al centro il ragazzo e vede complici nella sua educazione genitori, scuola, dirigenti sportivi. Perché insieme si occupino a 360 gradi della crescita del ragazzo e insieme possano proteggerlo ed educarlo. Ripeto, il dialogo prima di tutto potrà far cambiare rota a questa barca”.

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