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TRIBUNALE

Uccise un ciclista, va ai domiciliari

Davide Zambello, 31 anni, giovane cuoco avrebbe investito e ucciso, nella mattinata del 7 giugno scorso, Riccardo Ferrari, 75 anni, cicloturista trentino

Cicloturista ucciso, resta in carcere il giovane investitore

A metà giugno, il giudice, per lui, aveva confermato il carcere. Di recente, però, il giovane lendinarese ha ottenuto i domiciliari. Una buona notizia per Davide Zambello, 31 anni, di Lendinara, giovane cuoco dipendente di un ristorante di Barbona, che avrebbe investito e ucciso, nella mattinata del 7 giugno scorso, prima dell’alba, sulla regionale 88, a Lendinara, Riccardo Ferrari, 75 anni, cicloturista trentino che stava tornando, in bici, dalla sorella, residente a Rimini, alla quale aveva fatto visita.

Dopo l’urto, Zambello, conosciuto e benvoluto in città, secondo le contestazioni formulate in prima battuta si sarebbe allontanato a bordo della sua Punto, danneggiata. Non prima di una brevissima sosta, sulla cui valenza pare destinato ad accendersi lo scontro tra accusa e difesa. L’accusa ipotizzata dal sostituto procuratore Andrea Bigiarini e che aveva retto il primo vaglio del giudice, era quella di omicidio stradale aggravato dalla fuga.

Al momento dell’udienza di convalida il giovane, visibilmente scosso, aveva scelto di non parlare, ma la difesa aveva inteso sottolineare immediatamente alcune circostanze decisamente importanti.

In primo luogo, era stata negata ogni volontà di fuga, da parte del giovane, dopo l’incidente. I video delle telecamere presenti in zona, acquisiti dai carabinieri, lo dimostrerebbero con chiarezza. Il 31enne, dopo l’urto, sarebbe sceso dall’auto e avrebbe a lungo cercato, per capire cosa avesse provocato quell’urto devastante. Avrebbe camminato avanti e indietro, avrebbe guardato persino nei fossi. Poi, non trovando nulla, avrebbe deciso di andarsene, caricando in auto alcuni pezzi della carrozzeria. Avrebbe lasciato, poi, la vettura posteggiata in bella evidenza davanti a casa. Non certo l’atteggiamento, argomenta la difesa, di chi vuole nascondere qualcosa.

Non solo: i video, infatti, mostrerebbero due auto passare, dopo l’incidente. E non lanciare alcun allarme. Poi, quella della giovane che ha chiamato i soccorsi. Perché, prima, altri due automobilisti non avevano visto nulla? La tesi della difesa è che in quei 20 minuti circa, prima dell’alba, le condizioni della visibilità siano mano a mano migliorate, consentendo, alla fine, di scorgere il corpo del 75enne e la sua bici. Una tesi che, quindi, renderebbe verosimile che, subito dopo l’urto, il giovane non abbia visto nulla e possa, magari, avere pensato di avere investito un animale, o un copertone.

Ora, arriva la scarcerazione.

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