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IL CASO

Muore a 16 mesi dalla frattura: 5 indagati

I familiari del 79enne presentano denuncia ai carabinieri: “Lo ha ucciso un’infezione”

Muore a 16 mesi dalla frattura: 5 indagati

La morte risale al 5 agosto scorso, avvenuta all’ospedale di Adria. La vicenda che, però, ha portato al decesso di un artigiano in pensione di Corbola, sulla quale ora indaga la Procura, che ha iscritto cinque nomi sul registro degli indagati, comincia molto prima. Quasi un anno e mezzo. E’ anche per questo che i familiari hanno deciso, tramite il Gruppo Mazzini di Padova, che fornisce assistenza e supporto in casi di presunta malasanità, di presentare un esposto - denuncia.

Tutto parte, quindi, a marzo del 2018, quando all’anziano, a seguito di una frattura alla caviglia, vengono applicate, per ricomporre il danno, placca e viti. Il 79enne, purtroppo, subisce una infezione, secondo questa ricostruzione dei fatti perché i materiali erano contaminati da un batterio, come da analisi svolte.

A dicembre del 2018, la visita in ospedale a Rovigo, dove viene confermata l’infezione, con conseguente terapia antibiotica. Tutto, quindi, si sarebbe dovuto risolvere, ma non è andata, purtroppo, così. Il 79enne continua a non sentirsi bene, nonostante vari ricoveri non avessero portato a scoprire problemi particolari, salvo qualche traccia, ancora, di infezione.

Si arriva così a inizio giugno scorso, il giorno 8, quando, essendosi riformata la fistola alla caviglie, il figlio decide di portare il 79enne in ospedale ad Adria. Nella stessa giornata, due svenimenti. Inizialmente il paziente viene tenuto al pronto soccorso - prosegue la denuncia - non essendovi spazio in reparto. Il 10 vengono disposti esami a Rovigo, per analizzare il pus formatosi nella caviglia. Anche in questo caso, l’ospedale di Adria avrebbe cercato di “scaricare” il paziente, ritenendolo dimesso, ma il figlio, prosegue l’esposizione, sarebbe alla fine riuscito a farlo accettare nuovamente al pronto soccorso. Non senza fatica: l’anziano sarebbe rimasto per ore, sino alle 20, in pronto soccorso a Rovigo, con tanto di agocannula nel braccio, attendendo che qualcuno lo andasse a prendere. Lo fece il figlio, scoperto che l’ospedale di Adria non avrebbe, altrimenti, provveduto.

In seguito, sempre ad Adria, si arriva al trasferimento in Ortopedia. Qui, comincia una cura antibiotica. Lo stato di malessere del paziente, però, persiste, ma arriva comunque il trasferimento all’ospedale di comunità di Adria. In seguito alle sue condizioni, però, torna in Ortopedia in ospedale, dove viene praticato un intervento di pulizia dell’osso per cercare di risolvere l’infezione.

Il 2 agosto, dopo una risonanza magnetica, la notizia choccante: si rende necessaria l’amputazione della gamba, per debellare l’infezione. Si procede il giorno successivo. “Quell’intervento, mi dissero - prosegue il figlio - avrebbe dovuto risolvere tutto”. L’intervento, sulla carta, riesce. Segue il ricovero nel reparto di Terapia Intensiva dove, però, il 5 agosto l’anziano si spegne.

La Procura, sulla base di questa ricostruzione dei fatti, contenuti nella denuncia sporta dal figlio, con l’assistenza del gruppo Mazzini di Padova, ha deciso di aprire un fascicolo per responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, con, al momento, cinque indagati. E’ stata disposta l’autopsia, come da richiesta contenuta nella denuncia.

A seguire l’indagine, il sostituto procuratore Francesco D’Abrosca.

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