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Filippo Graziani, che emozioni!

Il secondogenito del grande Ivan incanta nella città etrusca

Filippo Graziani, che emozioni!

“Libertà è partecipazione e oggi ne ho visto tanta: vengo qui per la prima volta e mi porto a casa un ricordo bellissimo. Grazie per aver cantato, riso, partecipato”.

Con queste parole Filippo Graziani si è rivolto al numeroso pubblico accorso per ascoltarlo e applaudirlo lungamente nel parco della Casa delle associazioni, tappa adriese della rassegna “Tra ville e giardini”. Sul palco anche un ottimo Beppe Gismondi con chitarra, flauto e seconda voce.

Il repertorio di Ivan Graziani è come un tuffo in apnea nei ricordi di una vita e nella storia della canzone d’autore italiana. E’ un viaggio nel pop e rock’n’roll di matrice americana punteggiato di gran riff chitarristici; nei testi poetici e raffinati fatti di piccoli ritratti melanconici e istantanee di periferia, pervase da uno spirito di ribellione neanche tanto sommesso; inimitabile il suo falsetto e riconoscibile ogni sua nota.

Difficile farne una cover e non scadere nella fredda banalità. Ma per Filippo Graziani, figlio del grande cantautore abruzzese, il peso del cognome ha portato in dono anche una voce familiare, sovrapponibile a quella del padre, che ha fatto letteralmente sognare gli spettatori. Complici i suoi personali aneddoti di famiglia che hanno contribuito a rendere il pubblico partecipe e il clima rilassato, come una “cantatina” tra amici, Filippo ha messo cuore, passione e chitarra. Il pubblico ha messo ritmo, cori e battute.

Il risultato non poteva che essere un grande scambio di energia ed emozioni. Uno di quei concerti che fanno bene dentro. Così tra nostalgia, ricordi ed emozioni sono scivolati via brani come “Il topo nel formaggio” 1977, “Sabbia del deserto” 1978 dedicata alle piogge rosse su Urbino, città di studi di padre e figlio, “Motocross” 1977 per poi arrivare alle sublimi note e parole di “Agnese” e alla melanconica “Firenze”. Sono canzoni che hanno segnato intere generazioni e che continueranno a emozionare anche le future.

Una serata di quelle in cui ci si ricorda che la musica è arte e che l’arte solleva il cuore e rende veramente liberi.

Sulla "Voce" di lunedì 12 agosto l'articolo completo.

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