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SANITA’

Infezione e morte, indagine Ulss

Il direttore generale: “Ci stringiamo alla famiglia, siamo a disposizione dell’autorità giudiziaria”

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L'ospedale di Adria

L’Ulss 5 Polesana ha annunciato di aver aperto un’indagine interna per fare chiarezza sulla morte di un 79enne di Corbola, avvenuta lunedì scorso nell’ospedale di Adria. Secondo la denuncia fatta dal figlio dell’uomo ai carabinieri, infatti, il padre sarebbe morto a seguito di un’infezione riconducibile ad un’operazione fatta 16 mesi fa: per questo, la procura della Repubblica di Rovigo ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone.

Il direttore generale dell’Ulss Antonio Compostella, proprio ieri ha fatto sapere dunque che “l’azienda sociosanitaria ha avviato un’indagine interna, in collaborazione con le direzioni mediche ospedaliere, ed è assolutamente a disposizione delle autorità giudiziarie”.

Non solo. Compostella, infatti, ha voluto inviare un messaggio di vicinanza alla famiglia del 79enne, mancato una settimana fa: “Il nostro pensiero - ha detto il direttore generale - va alla sua famiglia, attorno alla quale ci stringiamo in questo momento di dolore”.

La vicenda inizia nel marzo del 2018, quando all’anziano, a seguito di una frattura alla caviglia, vengono applicate, per ricomporre il danno, placca e viti. Il 79enne, purtroppo, subisce una infezione, secondo questa ricostruzione dei fatti perché i materiali erano contaminati da un batterio, come da analisi svolte.

A dicembre del 2018, la visita in ospedale a Rovigo, dove viene confermata l’infezione, con conseguente terapia antibiotica. Tutto, quindi, si sarebbe dovuto risolvere, ma non è andata, purtroppo, così. Il 79enne continua a non sentirsi bene, nonostante vari ricoveri non avessero portato a scoprire problemi particolari, salvo qualche traccia, ancora, di infezione.

Si arriva così a inizio giugno scorso, il giorno 8, quando, essendosi riformata la fistola alla caviglie, il figlio decide di portare il 79enne in ospedale ad Adria. Nella stessa giornata, due svenimenti. Inizialmente il paziente viene tenuto al pronto soccorso - prosegue la denuncia - non essendovi spazio in reparto. Il 10 vengono disposti esami a Rovigo, per analizzare il pus formatosi nella caviglia. Anche in questo caso, l’ospedale di Adria avrebbe cercato di “scaricare” il paziente, ritenendolo dimesso, ma il figlio, prosegue l’esposizione, sarebbe alla fine riuscito a farlo accettare nuovamente al pronto soccorso. Non senza fatica: l’anziano sarebbe rimasto per ore, sino alle 20, in pronto soccorso a Rovigo, con tanto di agocannula nel braccio, attendendo che qualcuno lo andasse a prendere. Lo fece il figlio, scoperto che l’ospedale di Adria non avrebbe, altrimenti, provveduto.

In seguito, sempre ad Adria, si arriva al trasferimento in Ortopedia. Qui, comincia una cura antibiotica. Lo stato di malessere del paziente, però, persiste, ma arriva comunque il trasferimento all’ospedale di comunità di Adria. In seguito alle sue condizioni, però, torna in Ortopedia in ospedale, dove viene praticato un intervento di pulizia dell’osso per cercare di risolvere l’infezione.

Il 2 agosto, dopo una risonanza magnetica, la notizia shock: si rende necessaria l’amputazione della gamba, per debellare l’infezione. Si procede il giorno successivo. “Quell’intervento, mi dissero - ha raccontato il figlio - avrebbe dovuto risolvere tutto”. L’intervento, sulla carta, riesce. Segue il ricovero nel reparto di Terapia Intensiva dove, però, il 5 agosto l’anziano si spegne.

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