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IL CASO

89enne malata sfrattata: è guerra

La casa di riposo di Papozze denuncia la figlia che non ha accettato le dimissioni forzose

89enne malata sfrattata: è guerra

Non è finita qui. E, del resto, sarebbe difficile lo fosse. Perché, ormai, la sensazione è che in ballo ci sia qualcosa più del “semplice” - che in realtà non è semplice per nulla - caso di specie, ci sia un principio: ossia la possibilità di mettere fuori da una struttura di cura, come è una Opera Pia, o casa di riposo che dir si voglia, una persona, certificata come malata, adducendo come motivo che “non paga la retta”. Il tutto mentre la famiglia, sostenuta da un avvocato, comitati e giurisprudenza, segnala che, trattandosi di una 89enne sofferente di Alzheimer, certificata, le sue cure dovrebbero essere a carico del Servizio sanitario pubblico.

Il caso di Papozze ha monopolizzato reazioni, emozioni, dibattito. Anche chi non se ne intende capisce che in ballo c’è molto.

Tutto comincia alla fine della settimana scorsa. La figlia dell’anziana adriese, dal 2015 ospite della Opera Pia Bottoni di Papozze, viene contattata dalla struttura, che manifesta l’intenzione di procedere alle dimissioni forzose, lamentando un arretrato di 40mila euro.

Come detto, l’anziana è lì dal 2015 e, inizialmente, la figlia aveva pagato la retta mensile. In seguito, grazie all’azione dei comitati che seguono i familiari di degenti di questo tipo, ha scoperto che, secondo questa interpretazione, questi malati sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Ha quindi spiegato di non essere più intenzionata a pagare somme che non ritiene dovute.

La struttura, sempre secondo questa ricostruzione dei fatti, ha ottenuto un decreto ingiuntivo, opposto in Tribunale. Ne è nata una causa civile, con prima udienza a gennaio.

Ma la casa di riposo non aspetta: annuncia le dimissioni coatte. Una minaccia che non sarà attuata, pensano in molti. Soprattutto dopo che la figlia aveva messo le mani avanti, con una denuncia preventiva, ai carabinieri, per abbandono di incapace e interruzione di pubblico servizio. E invece no. Lunedì mattina l’ambulanza parte dalla casa di riposo, con a bordo l’anziana. Cerca di lasciarla a casa della figlia, che oppone un fermo rifiuto. La donna, a suo avviso, viste le condizioni, deve stare in struttura. L’ambulanza, allora, prende la direzione del pronto soccorso di Adria, per poi tornare, con l’89enne a bordo, alla casa di riposo. Tutto sembra rientrato.

Ma non è proprio così. Si scopre, infatti, che anche la casa di riposo avrebbe denunciato la figlia. Pare sempre per abbandono di incapace, ossia per non avere accolto l’anziana in casa.

Ma non è finita qui. Dall’avvocato della famiglia è partita una nuova diffida, a casa di riposo e Ulss. Perché pare ci sia l’intenzione di sottoporre la degente a una nuova visita, per capire di che malattia soffra. Un passaggio non limpido, secondo legale e parenti. Se già è certificata come sofferente di Alzheimer - e proprio in virtù di questa malattia a carico della sanità pubblica - che senso ha visitarla ancora? Soprattutto a causa in corso? Un comportamento quantomeno peculiare, secondo la famiglia. Che ha così provveduto a diffidare immediatamente dal procedere a nuovi approfondimenti medici.

Intanto, la Regione promette un approfondimento sulla vicenda. Il tutto mentre, da ogni parte, sono piovuti commenti, da politici e comitati. Non uno, doveroso dirlo, a sostegno della condotta dell’Opera Pia. Lo stesso sindaco di Papozze aveva invitato la struttura a evitare le dimissioni forzate, attendendo la sentenza della causa che chiarirà chi deve pagare. Una proposta di buonsenso. Di più: di umanità.

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