you reporter

CASTELNOVO BARIANO

"Chiudi gli occhi, è un gioco". E lo sgozza

Il 23enne taglia la gola all'amico. Ha disturbi psichiatrici ma può intendere e volere: arriva la condanna a quattro anni e otto mesi

Rapinata, insegue il malvivente

"Facciamo un gioco, chiudi gli occhi". Poi, mentre l'amico esegue l'ordine, una mossa fulminea: il taglierino che spunta dalla tasca e un fendente vibrato alla gola. Per fortuna, non con quella precisione che avrebbe potuto uccidere. Subito dopo, sempre per fortuna, l'intervento di altri presenti, che bloccano il braccio, armato, e pongono fine alla follia. Teatro dei fatti, una struttura protetta che si trova nel territorio comunale di Castelnovo Bariano, nella quale, secondo questa ricostruzione dei fatti, tanto l'aggressore quanto il ferito erano ospiti, all'epoca dei fatti, il dicembre del 2016.

A colpire sarebbe stato un ucraino di 23 anni, per il quale immediatamente si aprì l'indagine, per tentato omicidio, con successiva applicazione della misura cautelare temporanea del ricovero provvisorio in Rems, le strutture che hanno preso il posto dei vecchi ospedali psichiatrici giudiziari. Nel pomeriggio di giovedì 12 settembre, l'udienza finale del processo di primo grado, di fronte al Collegio presieduto da Angelo Risi, presidente del Tribunale di Rovigo, assieme ai colleghi Raffaele Belvederi e Sarah Zen. Il pubblico ministero Maria Giulia Rizzo ha domandato la condanna a 12 anni, anche sulla base di una consulenza psichiatrica che, benché evidenziando disturbi psichiatrici dell'imputato, non escludeva assolutamente la sua capacità di intendere e di volere. Tanto che il tentato omicidio era ipotizzato con l'aggravante della premeditazione. Da qui la pesante richiesta di pena.

Diversa la ricostruzione della difesa, affidata all'avvocato Elena Perini che, pur non facendo breccia del tutto nel Collegio, dal momento che è arrivata una sentenza di condanna, ha comunque ottenuto di ridimensionare grandemente la pena, fissata a 4 anni e 8 mesi, con l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi e le attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante della premeditazione. Non è stato facile, per il Collegio, individuare una appropriata misura cautelare per l'imputato, dal momento che si è cercato di tenere nel dovuto conto la patologia della quale soffre. La sua pericolosità, tuttavia, ha alla fine indotto i giudici ad applicare l'opzione maggiormente restrittiva: la custodia cautelare in carcere.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su La Voce di Rovigo

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

GLI SPECIALI

speciali: 354ª Fiera di Lendinara
speciali: Turatti Group

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl