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TRIBUNALE

Marche da bollo sparite, condanna

Dipendente comunale riconosciuta responsabile di peculato, condannata a 2 anni e 9 mesi

Marche da bollo sparite, condanna

Per la maggior parte degli episodi, è arrivata l’assoluzione, come era stato richiesto dall’avvocato difensore Luigi Migliorini. Per due, però, i giudici hanno riconosciuto la penale responsabilità dell’imputata e, vista la natura del reato ipotizzato, peculato, la pena finale non è comunque stata una bazzecola: due anni e nove mesi.

Al centro del caso giudiziario, la situazione di una dipendente comunale che, tra 2011 e 2016, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe fatto sparire alcune marche da bollo delle quali aveva la disponibilità, alla luce del suo incarico. Si parla di una quantità estremamente esigua, 11 marche da bollo da 160 euro, per un totale complessivo da 176 euro. Questa, appunto, la ricostruzione accusatoria che, come detto, ha retto solo in parte il vaglio del dibattimento.

Nel corso della propria arringa, l’avvocato difensore Luigi Migliorini ha sottolineato quelli che, a suo avviso, erano punti deboli dell’impianto accusatorio. In particolare, ha spiegato come le marche da bollo fossero in un luogo facilmente accessibile, così che non vi era nessuna certezza che a prenderle fosse stata la dipendente.

Tesi che, evidentemente, perlomeno in parte devono avere fatto breccia nel Collegio, presieduto dal giudice Angelo Risi, che infatti ha disposto l’assoluzione da una decina di episodi. La decisione, comunque, sarà ora impugnabile in Appello, per quanto riguarda la condanna per gli episodi residui. Saranno l’imputata e la difesa a decidere se farlo, non appena saranno lette le motivazioni della sentenza di primo grado. Da parte sua, l’imputata si è sempre professata assolutamente estranea alle accuse che le venivano contestate.

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