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Lavoro

L’Ecolab ancora “occupata”, possibili acquirenti all’orizzonte

Diversi imprenditori si sono fatti avanti per rilevare lo stabilimento

L’Ecolab ancora “occupata”, possibili acquirenti all’orizzonte

Prosegue l’occupazione della fabbrica Ecolab da parte dei lavoratori, riuniti da due giorni in assemblea permanente per protestare contro la chiusura dello stabilimento e il taglio di 43 posti di lavoro. Le procedure di confronto fra sindacato e azienda, intanto continuano e domani è in programma un nuovo summit a Confindustria, mentre l’incontro in Regione, con l’assessore Donazzan, è stato spostato al 27 settembre.

Intanto continuano i contatti di diverse aziende che hanno manifestato interesse per lo stabilimento di viale del Lavoro. Contatti che sono stati ammessi anche dalla dirigenza aziendale martedì scorsi. Ecolab è fabbrica che ha know how, personale formato e strumentazione che potrebbe essere rilevata da parte di imprenditori interessati a determinati tipi di produzione. “Dobbiamo dire grazie a Confindustria - dice Giampietro Gregnanin (Uil) - perché si sta interessando per poter dare un futuro al sito produttivo e ai dipendenti. Dobbiamo lavorare tutti affinché i tavoli aperti di questa crisi possano trovare risultati”.

Da giorni Filctem, Femca e Uiltec sono al lavoro per tutelare il posto dei 43 dipendenti del sito rodigino”.

Intanto ai lavoratori Ecolab arriva anche il sostegno del “Popolo della Famiglia del Veneto” che esprime preoccupazione per la chiusura annunciata dalla multinazionale Ecolab, per spostare “armi e bagagli” all’estero. “La responsabilità sociale delle multinazionali, che giocano sulla pelle dei dipendenti non può essere sottovalutata”. Maria Verita Boddi, presidente del circolo di Padova del Popolo della famiglia e referente regionale del Veneto, sottolinea: “Ancora una volta ci si nasconde dietro a motivazioni di opportunità di mercato per tentare di giustificare scelte aziendali puramente votate al profitto. Ci sono oltre 40 famiglie di lavoratori e lavoratrici, che in un territorio come quello Rodigino, faranno fatica a trovare una nuova collocazione lavorativa. La politica, regionale e nazionale, deve ripensare le azioni e le misure per disincentivare l’impoverimento industriale che multinazionali del ‘compra (in Italia) e fuggi (all’estero)’ compiono da tempo ai danni del tessuto sociale ed economico del Veneto. Si era parlato di Zona economica speciale (Zes) per incentivare chi vuole fare impresa e creare posti di lavoro nel territorio. Prima che la situazione Ecolab si trasformi in una strada senza ritorno, speriamo in una svolta, anche da parte del Mise, dove sono circa 160 i tavoli di crisi aziendali nazionali aperti (e ancora lontani dalla conclusione).

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