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Agricoltura

Cimice, “senza aiuti sarà la fine”

La puntura dell’insetto deforma le pere rendendole invendibili. E le mele perdono il succo

Cimice, “senza aiuti sarà la fine”

Probabilmente molti di noi si sono abituati a conviverci: da ottobre, fino all’inizio dell’estate le cimici invadono le case, si combattono come si può, si subiscono. Ma per gli agricoltori no, per loro è la debacle. Lo racconta bene Luca Malavasi, imprenditore agricolo altopolesano. “La cimice asiatica ci sta mettendo in ginocchio. Ci vogliono aiuti mirati, altrimenti per molti sarà la fine”. Malavasi da anni gestisce la sua azienda in via della Pace a Stienta, producendo pere e mele di diverse qualità.

“Quest’anno siamo alla disperazione – racconta – la cimice asiatica ci ha rovinato quasi completamente il raccolto fino a questo momento e attualmente abbiamo avuto un danno di circa l’80% rispetto alle annate precedenti. E non siamo tra quelli messi peggio”.

La cimice asiatica, conosciuta anche come cimice marmorata, è originaria di Cina, Giappone e Taiwan e nel 2012 è giunto anche in Italia. L’aspetto di questo insetto molto simile a quello della classica cimice verde e la principale differenza sta nella colorazione molto più scura con toni di grigio, bianco sporco, nero e rame. Questo insetto è estremamente infestante ed è capace di danneggiare frutteti, ortaggi ma anche cereali e leguminose. Tra le colture più colpite c’è quella delle pere, che la cimice deforma con le sue punture rendendole invendibili.

Ma ad essere in pericolo ci sono anche mele, kiwi, pesche, albicocche, alberi di ciliegio, oltre a mais e soia. “Io sono riuscito ad avere forse un danno inferiore ad alcuni miei colleghi perché ho le piante coperte da rete antigrandine e, ma questo lo penso io in quanto non ho riscontri scientifici, perché utilizzo il disorientamento e la confusione sessuale con ferormoni, per la lotta ad altri insetti e probabilmente questi confondono anche la cimice che fatica a riprodursi”. La cimice, si appoggia alla frutta pungendola, nel momento della sua maturazione, per succhiare la linfa. Nello stesso momento rilascia delle tossine che danneggiano irreparabilmente la frutta stessa. “Mentre le pere si deformano totalmente, nelle mele si nota solo un puntino rossiccio esterno – ci spiega ancora Malavasi – ma se la tagli, attorno alla zona colpita, il frutto sembra di sughero e anche attorno il gusto cambia completamente”. 

Il servizio completo sulla Voce di Rovigo di oggi 23 settembre

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