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MELARA

La storia dell'enorme isola scomparsa nel Po

Presente per cinque secoli, scomparsa nel 1956

La storia dell'enorme isola scomparsa nel Po

Sono trascorsi sessant’anni da quando l’isola Magnaguti è definitivamente scomparsa fra le acque del Grande fiume e pochi, anche a Melara, ne ricordano l’esistenza. Qualche anno fa è stato riproposta, a cura dell’associazione Mellaria, una cartolina che fece notare anche coloro che vi abitarono sopra, la famiglia Goldoni da Sermide, da tutti i melaresi chiamati “i Buscaroi”.

A raccontare la storia dell’isola Magnaguti è lo storico e ricercatore locale Raffaele Ridolfi. “L’isola Boschina appartenuta al conte Alessandro Magnaguti (1887-1966) e nel quale egli trovò rifugio durante il periodo bellico del ventennio, è stata accennata nel recente libro del veronese Damiano Cappellari dal titolo: alla scoperta del conte Alessandro Magnaguti l’ultimo cavaliere dei Gonzaga - spiega Ridolfi - un libro dalle molte sfaccettature: storico, romanzo, diaristico, artistico, genealogico e molto altro. Magnaguti, uomo dotto e raffinato fu un indiscusso esperto e raccoglitore di monete, alcune uniche, e grazie alle sue fortune economiche rifiutò alcune offerte dal re d’Italia anch’esso numismatico di livello nazionale, ma fu anche poeta e scrittore di certo livello. Ultimo rampollo della sua casata, ne sopravvivono oggi alcuni nipoti”.

“Il libro è uscito per i tipi della casa editrice Il Rio di Mantova e i ritratti del conte sono almeno una dozzina - continua lo storico altopolesano - in questo bel volume sono ripercorsi quasi due anni che l’autore ha impiegato per le ricerche di quest’importante biografia, con tutte le difficoltà del caso, come il recarsi a Firenze e Genova alla ricerca degli eredi che potevano avere notizie e documenti inerenti al conte. Un buon segugio da ricerca che ha riportato notevoli risultati, ma che potrebbe ancora più amplificare nei prossimi mesi in vista magari di una ristampa”.

“Molte le analogie con Melara - spiega ancora - anzitutto la sua dimora mantovana conserva degli affreschi col noto pittore veronese Giorgio Anselmi, il quale ha lasciato nella nostra chiesa una bella tela d’altare. Poi la conoscenza con la famiglia dei Goldoni che abitarono e tennero la Boschina di Melara per alcuni anni. Ma anche i buoni rapporti con la famiglia Rabitti, il cui figlio Pietro fu medico condotto a Melara dall’anno 1922. Non da ultimo, la Boschina come sede di rifugio negli anni ’40 quando le sue ben note idee contro il regime gli fecero passare alcuni guai, come la carcerazione a Rovigo. Un’isola enorme con un’estensione di 36 ‘biolche’ di terreno dove c’erano pioppi, sembra generatesi nel lontano 1440 e che scomparve definitivamente nell’autunno 1956”.

“Questo fu dovuto principalmente all’alluvione del Po nel 1951, ma soprattutto al grande transito delle bettoline di petrolio grezzo - conclude Ridolfi - che andavano a Mantova per essere raffinato e che ritornando percorrevano questo tratto a grande velocità trascinando grandi zolle di terreno nel corso. Insomma molti interessi per potere avanzare l’idea di poterlo presentare anche nel nostro paese”.

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