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CASO COIMPO

Rifiuti nei campi: “Condannate”

Il pm chiede pene da tre anni e mezzo per gli spandimenti irregolari di fanghi in varie località

Rifiuti nei campi: “Condannate”

Una memoria scritta, per chiedere la condanna dei due imputati a una pena di 3 anni e 6 mesi a testa. Queste le richieste, da parte del pubblico ministero, per una vicenda che, in Polesine, ha scatenato conseguenze e reazioni ancora ben lontane dal placarsi. Al centro di tutto, infatti, c’è la attività dell’azienda Coimpo, con stabilimento in località America, Ca’ Emo, Adria. Lo stesso nel quale, il 22 settembre del 2014, morirono quattro operai, fulminati da una nube tossica. Per quella vicenda, non più tardi di tre giorni fa, un altro pubblico ministero, sempre in Tribunale a Rovigo, ha chiesto condanne per oltre 50 anni complessivi, a carico di otto imputati.

Nel processo trattato ieri, invece, la materia del contendere era diversa: secondo la ricostruzione dei carabinieri forestali di Rovigo, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, infatti, da quello stabilimento sarebbero usciti, per venire spanti sui campi, come fertilizzanti, fanghi non correttamente trattati. Potenzialmente pericolosi per la salute umana.

L’attività dell’azienda era propria questa: ricevere fanghi classificati come rifiuto, per esempio da depurazione, e trattarli in modo che potessero essere utili alle colture agricole. In realtà, però, in svariate occasioni, non sarebbe stato fatto attraversare, a questi materiali, tutto il ciclo produttivo che avrebbe dovuto renderli sicuri. Così che, ancora oggi, si discute della necessità di campionare e analizzare i terreni agricoli di vari Comuni del Polesine, per avere una idea chiara delle conseguenze.

Una violazione, quella ipotizzata dall’accusa, che avrebbe avuto una motivazione molto chiara: lavorare in fretta, per potere produrre e guadagnare di più. Sei, in origine, le persone colpite, a dicembre del 2017, da misure cautelari, comunque più lievi rispetto all’arresto. Quattro di queste hanno già patteggiato. A giudizio rimangono Mauro Luise, 57 anni, di Adria, e Gianni Pagnin, 67 anni, di Noventa Padovana.

Sono ritenuti figure apicali di Coimpo. Come detto, il pubblico ministero, nell’udienza di ieri, piuttosto che una lunga discussione, ha preferito depositare una memoria, sulla base della quale domandare poi la condanna a 3 anni e 6 mesi per i due imputati. Ora, toccherà, alla prossima udienza, alle parti civili, quindi alle difese. La sentenza è attesa per l’udienza del prossimo 15 novembre.

Questa indagine ha originato un secondo, corposo procedimento penale, nel quale sono coinvolte tutte le figure, per così dire, “di contorno”, che sarebbero state secondo l’accusa a vario titolo coinvolte nelle procedure irregolari, ma non avrebbero avuto, per così dire, un ruolo di primo piano.

Una indagine simile, sempre per spandimenti ritenuti dall’accusa irregolari e potenzialmente pericolosi, è stata condotta, sempre dalla direzione distrettuale antimafia, in Toscana e, assieme ad altre aziende, vede coinvolto ancora una volta lo stabilimento di Ca’ Emo. In questo caso, però, non si è ancora arrivati a processo, essendo ancora in corso la complessa udienza preliminare.

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