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LA NUOVA LEGGE

Il taglio? Un caffè a testa... all’anno

Corazzari (Lega) e Crivellari (Pd) preoccupati per la rappresentatività del Polesine

Candidati pronti a una nuova corsa

 Da gennaio prossimo, quando andrà in vigore la legge sul taglio del parlamentari, potremo permetterci un caffè in più, o magari comperare un quotidiano in più. All’anno però.

E’ infatti di circa 81 milioni di euro all’anno il risparmio per le casse dello Stato dovuto al taglio dei parlamentari votato l’altro giorno alla Camera. E visto che in Italia la popolazione è di circa 61 milioni di abitanti, il calcolo è presto fatto: 1,35 Euro a testa.

Gli 81 milioni di euro rappresentano un risparmio dello 0,005% sul debito pubblico, una miseria. Ma per molti è un segnale forte, quasi per tutti se si guardano i “sì” che ha raccolto la proposta di legge, passata con 553 voti a favore sui 600 della Camera dei Deputati. Movimento 5 Stelle, Pd, Italia Viva, Leu, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia: tutto l’arco parlamentare ha alzato la mano per questo taglio.

Quello che comporterebbe per il nostro territorio, come per tutte quelle province che hanno pochi abitanti, è il rischio di non essere più rappresentati da alcun parlamentare a Roma. Lo dicono, anche in questo caso, i numeri: da 30 a 19 deputati nella Camera, 7 rispetto ai 12 che aveva il collegio 3, quello di Rovigo, e da 11 a 7 senatori al Senato. Visto che il Polesine è il territorio più demograficamente svantaggiato, è evidente come sarà difficile poter eleggere un rappresentante a Roma.

Sia Cristiano Corazzari, assessore regionale della Lega, che Diego Crivellari, ex deputato del Pd, vedono con preoccupazione la riforma, pur condividendone i principi.

“Come polesano sono preoccupato, i piccoli territori potrebbero venire penalizzati - la riflessione di Corazzari - in questo momento c’è la sola Antonietta Giacometti, ma non può essere che l’elezione di un rappresentante polesano sia legata solo al buon cuore di un partito. Se il principio è corretto, servono però correttivi nella legge elettorale che garantiscano una adeguata rappresentatività al Polesine”.

“Chiaro che il principio può essere giusto, lo abbiamo anche votato - riprende - diamo un esempio positivo ma attenzione che non si butti via acqua sporca insieme al bambino, ovvero che ci rimettano i territori come il nostro, o come Belluno, poco forti dal punto di vista demografico”. “Tanto per capirci, se oggi per fare un gruppo parlamentare servono 10 senatori, e un partito da 5% li avrebbe eletti, domani dovrà arrivare al 10%” conclude Corazzari, che riguardo all’effettivo risparmio chiosa: “In termini numerici assoluti è irrisorio, ma è un esempio per la società civile. Non è così che si risparmia, ma è una legge positiva per il segnale che lancia”.

Crivellari, dopo una legislatura a Roma nel Partito Democratico, sul taglio dei parlamentari è convinto che doveva essere una legge legata a una riforma elettorale. “Si può tagliare e ridurne il numero - riflette - ma in assenza di contrappesi a favore dei territori come il nostro, e una riforma elettorale che superi il bicameralismo, è come firmare una cambiale in bianco. Quei sondaggi che applaudono a questo tipo di scelta mi fanno ricordare Tocqueville e la mia tesi di laurea: fare riforme che invece di stabilizzare il sistema, portano a rivoluzioni incontrollabili”. “Se la domanda è se sia giusto o meno tagliare i parlamentari, la risposta è sì. Ma lo si poteva e doveva fare con contromisure sui pesi e bilanciamenti - ribadisce l’ex deputato - il pericolo per le province più marginali e con meno abitanti è di essere cancellate. E allora mi chiedo, questa è più o meno democrazia? Più o meno rappresentanza per il Polesine?”.

Sulla "Voce" di giovedì 10 ottobre l'articolo completo.

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