you reporter

Sicurezza idrogeologica

Aipo, custode di 370 chilometri di argini

Ogni anno, in questo periodo, sale la tensione. L’Agenzia interregionale finanzia con 2 milioni le opere. Oltre ai fondi straordinari

Aipo, custode di 370 chilometri di argini

Marco Zorzan, Massimo Valente e Pierpaolo Erbacci dell'Aipo

Piove in Piemonte in queste ore: 177 millimetri di acqua ad Alessandria in mezza giornata. Il maltempo a monte del Po mette subito in allerta i custodi del fiume, a valle. E’ per questo che se piove ad Alessandria, a Rovigo - meglio a Pontelagoscuro - i funzionari Aipo controllano costantemente con un modello, le previsioni di Piena su tutta l’asta del Grande Fiume. L’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) è competente per la manutenzione e il controllo della tenuta degli argini dal 1904 (per l’Adige è competente la Regione).

In Polesine mappa e mette in sicurezza 370 chilometri di strade arginali lungo l’asta da Melara a Porto Tolle, compresi i cinque rami in cui si dipana il Delta del Po.

“Ogni anno - dà un dato Massimo Valente, responsabile Veneto dell’Aipo - nell’area del Polesine investiamo 2 milioni e 70mila euro per la manutenzione e l’esecuzione di opere idrauliche. E’ solo una quota base perché ci sono programmi di finanziamenti regionali o statali per opere straordinarie a cui far riferimento”. Ad esempio, dopo la tempesta “Vaia” di fine ottobre scorso, sono stati stanziati fondi per mettere in sicurezza la scogliera della Sacca di Scardovari. “In quel caso - racconta l’ingegner Valente, che da un anno e mezzo è a capo dell’area Veneta dell’Aipo - le onde molto alte della mareggiata hanno contrastato il lenoto defluire a mare della piena del Po. Questo ha rallentato lo scarico dell’acqua verso il mare. In quel caso i livelli molto alti dell’acqua hanno anche fatto pressione all’interno degli argini, creando i cosiddetti ‘fontanazzi’ è stato preoccupante”.

“Il territorio del Delta, a causa dei fenomeni di subsidenza è particolarmente fragile - commenta Marzo Zorzan, responsabile tecnico dell’ufficio - per cui siamo occupati nella difesa degli argini dal livello del mare, mentre la fascia costiera è di competenza della Regione”. Il periodo dell’anno che si sta per avvicinare, dell’autunno inoltrato e quello della primavera, con lo scioglimento dei ghiacciai, sono quelli che mettono più tensione nella sede di corso del Popolo e nei vari distaccamenti di Melara, Porto Viro, Taglio di Po e Polesella. 

Nonostante tutto lo sforzo tecnico, quando il Grande Fiume si ingrossa, non c’è modello algebrico che tenga. La tensione è alle stelle. “Nel 2000 con l’ultima piena record - racconta Pierpaolo Erbacci, funzionario tecnico e geologo dell’Aipo - ero in servizio a Goro. Ricordo con precisione quando si decise di rialzare la campata del ponte con martinetti idraulici per evitare di doverlo farlo saltare e consentire al fiume di passare senza che travolgesse tutto”. Notti senza sonno, dove i sacchi sono sempre pronti a fare da sponda, insieme alle preghiere.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su La Voce di Rovigo

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

LE ALTRE NOTIZIE:

GLI SPECIALI

speciali: Teatro Sociale di Rovigo
speciali: Camera di Commercio e Cna: un mondo di opportunità per le imprese

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl