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L’ULSS 5

Sei donne al mese chiedono aiuto ai centri antiviolenza

Le istituzioni e l’azienda sanitaria lavorano per rafforzare la rete, prevenire e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne

Sei donne al mese chiedono aiuto ai centri antiviolenza

La dirigente dei Servizi sociali di Ulss 5 Paola Casson

In un anno sono state 72 le donne che in Polesine si sono rivolte al centro antiviolenza per chiedere aiuto. “E’ la punta di un iceberg, un fenomeno difficile da quantificare anche perché c’è del sommerso”, premette il direttore dei Servizi sociali dell’Ulss 5, Paola Casson. Ci sono cioè donne che per paura, per mancanza di strumenti o anche perché non ne sono a conoscenza, non cercano alcun appoggio. Ma è proprio sul rafforzamento di questa rete che esiste, di istituzioni, che l’Ulss 5 sta partendo per stilare un protocollo. L’obiettivo è che nessun caso, anche tra le vicende “sentinella”, rimanga inascoltato.

Delle donne intercettate dai centri antiviolenza in Polesine (sono tre, ad Adria, Lendinara e a Rovigo), il 72% sono italiane: “Sono più italiane, anche perché la popolazione è in maggioranza italiana in Polesine, ma anche perché in alcune culture le donne fanno se possibile ancora più fatica”.

In alcune situazioni familiari anche comporre un numero di telefono o bussare alla porta di un centro competente è un atto di estremo coraggio. “Sono donne tra i 41 e i 50 anni in maggioranza e per la maggior parte lavorano. Inoltre - aggiunge Casson - vivono con il partner una condizione che conosciamo bene - spiega ancora la dirigente dei Servizi sociali - perché spesso le vittime sono all’interno della famiglia”. In maggioranza sono occupate, dunque, lavorano.

Ma i centri antiviolenza - inutile negarlo - sono da anni il punto debole della catena dei soccorsi alle donne vittime di violenza. Al loro interno hanno personale molto professionale e appassionato, ma precario e qualche anno fa erano a rischio chiusura a Rovigo, che fa da capofila in tutta la provincia.

La Regione, tuttavia, e con questa l’Ulss 5, ha un obiettivo importante per la fine dell’anno o l’inizio dell’anno prossimo. “Stiamo facendo un lavoro importante che parte da una delibera della giunta regionale che ha predisposto lo schema di protocollo per intervenire sulla violenza sulle donne, per mettere gli enti in rete”, dice Casson.

Il primo tavolo è stato aperto lo scorso 25 settembre nella sede dell’Ulss 5 e i soggetti sono talmente tanti, che si sono costituiti subito dei sottogruppi. Ne fanno parte la procura, la prefettura, la ginecologia e il pronto soccorso , i Comuni e i servizi sociali comunali, le forze dell’ordine, il centro antiviolenza, gli uffici scolastici.

Il servizio completo oggi 23 ottobre sulla Voce di Rovigo

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