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ECONOMIA

Polesine, il novembre nero del fisco

L’indagine della Cgia di Mestre conferma come l’undicesimo mese sia il peggiore per le gabelle

Polesine, il novembre nero del fisco

02/11/2019 - 15:29

Quasi 200 milioni di euro dalle tasche dei rodigini, nel mese di novembre, finiranno nelle casse del fisco.

Tra le ritenute dei dipendenti, degli autonomi e dei collaboratori, gli acconti Iva, Ires, Irpef, Irap e le addizionali comunali e regionali Irpef, questo mese i rodigini sono a chiamati a versare all’erario 198,2 milioni di euro.

“E anche quest’anno, come da sempre, novembre è il mese più impegnativo per i contribuenti, anche della nostra regione” afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo.

“Una parte importante delle imposte che dovranno essere pagate questo mese dalle imprese sono in realtà una partita di giro, come l’Iva o le ritenute dei propri dipendenti - precisa Zabeo - tuttavia, non saranno comunque pochi gli imprenditori, soprattutto quelli di piccola dimensione, che per onorare queste scadenze si troveranno in difficoltà. Il rallentamento dell’economia emerso in questi ultimi mesi ha allungato i tempi di pagamento anche nei rapporti commerciali tra imprese private, provocando non pochi squilibri finanziari a tantissime piccole aziende che da sempre sono a corto di liquidità e sottocapitalizzate”.

L’ammontare complessivo del gettito in capo alle imprese è avvertito ormai da tutti come un problema che deve essere affrontato in tempi rapidissimi. Tuttavia, non va nemmeno dimenticata la necessità di semplificare il quadro normativo del nostro sistema fiscale.

“Con un fisco più semplice e trasparente - dichiara quindi il segretario Renato Mason - anche l’amministrazione finanziaria potrebbe lavorare meglio ed essere più efficiente per contrastare l’evasione-elusione fiscale

La moltitudine di leggi, decreti, regolamenti e circolari esplicative presenti nel nostro ordinamento tributario, invece, complica la vita non solo agli addetti ai lavori, ma anche agli operatori del fisco che, comunque, continuano ad essere uno dei comparti più virtuosi di tutta la nostra amministrazione pubblica”.

Tornando ai numeri della ricerca, tra le principali l’imposta più onerosa che le imprese e i lavoratori autonomi rodigini verseranno questo mese sarà l’Iva, che comporterà un incasso per l’erario di 54 milioni di euro. Segue l’acconto Ires in capo alle società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative, etc.): queste ultime anticiperanno al fisco 48 milioni di euro.

I collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, “daranno” al fisco le ritenute per un importo pari a 43 milioni di euro. L’acconto Irpef, invece, costerà alle aziende e ai percettori di redditi diversi (fitti, plusvalenze, lavoro occasionale, etc.) 22 milioni di euro, mentre l’Irap implicherà un prelievo di 21,5 milioni.

L’addizionale regionale Irpef garantirà 4 milioni, mentre le ritenute dei lavoratori autonomi peseranno sulle tasche di questi ultimi per 3,5 milioni di euro. Le addizionali comunali Irpef, infine, permetteranno ai Sindaci di incassare 1,5 milioni di euro e dalle ritenute dei bonifici delle detrazioni Irpef l’erario incamererà 700mila euro.

Infine, altri numeri: per esempio in Italia la pressione fiscale sulle imprese è al 59,1 per cento. In Ue solo i francesi sono più tartassati di noi. Se la media dell’area Euro è pari al 42,8 per cento (16,3 punti in meno che da noi), la Germania registra il 48,8 per cento e la Spagna il 47 per cento.

Le poche holding rimaste versano le tasse altrove: lo sforzo fiscale delle imprese è tutto in capo alle Pmi. Se fino a 35 anni fa anche le grandi imprese davano un contributo importante in termini di gettito, da qualche decennio questo apporto si è praticamente esaurito.

Siamo penultimi in Europa per gli Investimenti diretti esteri (Ide). E non è un caso: a causa dell’oppressione burocratica che grava sulle imprese, della lentezza che caratterizza la giustizia civile, dell’inefficienza generale della pubblica amministrazione e della cronica mancanza di infrastrutture sociali ed economiche, i grandi investitori internazionali si guardano bene da “impegnarsi” nel nostro Paese.

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